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cultura dell'immagine e della parola

Kasabian – Cutt Off

Gruppo: Kasabian
Brano: Cutt Off
Regia: Simon & Jon
Anno: 2004


L’idea fondamentale su cui Simon e Jon basano questa produzione è una metafora di trasformazione e metamorfosi. Una grande aggressività nei confronti della società e dei suoi luoghi comuni, dell’ipocrisia, della sopraffazione, della vacuità del prêt-à-porter, viene trasposta in corpo e, appena dopo, in animale. Aggressività come risposta al disagio, prima subìto e sofferto, poi metabolizzato e trasformato in reazione e azione.

Una vecchina col viso rugoso, impacchettata in un abito di Chanel da 3000 dollari, col suo sguardo di arcigno rimprovero e la sua dentiera firmata, un uomo d’affari disteso in terra su cui il cantante del gruppo Tom Meighan cammina senza pietà, un uomo che fugge in un vicolo abbandonando solo all’ultimo la borsa della spesa (quasi una citazione del produci, consuma e crepa di cccp-iana memoria) sono tutti segnali che testimoniano una certa insofferenza al sistema.

Simon & Jon quest’insofferenza la materializzano e ne scolpiscono la forma, gli conferiscono una connotazione naturale e diabolica insieme, la costruiscono tridimensionalmente e la fanno vagare come una mina tra la gente nelle strade.
Attraverso una soggettiva aerea che serpeggia a mezz’aria, dapprima intuiamo soltanto un corpo mostruoso e gigantesco che si avvicina furtivamente alle persone per strada e le aggredisce. Ne assaporiamo l’angoscia provocata, attraverso gli occhi inorriditi dei personaggi in primissimo piano che uno dopo l’altro si dissolvono davanti alla macchina da presa.
Poi finalmente lo vediamo!
E’ un enorme squalo che nuota tra le strade della città.
Immenso, grigio, famelico come un demone in cerca di una nuova anima da soggiogare.

Forse un richiamo del regista al nome stesso del gruppo, chi lo può dire. Kasabian, oltre ad essere il cognome di Linda, la ragazza che testimoniò al processo contro Charlie Manson, in armeno significa macellaio, ed è appunto un macello quello che accade tra i tavoli di un bar e sui marciapiedi quasi deserti di questa periferia qualsiasi di una città qualsiasi.
Macello umano trasposto in video, spruzzato sui fotogrammi.
Un margine di città sporco e abbandonato, in cui l’unica persona a essere salutata e non affrontata dal protagonista è un mendicante di colore con la sua scimmia a pile; se ne legge un riferimento all’origine del gruppo che proviene da Leicester e non dalla più grande Manchester, come erroneamente molti pensano. Periferia della periferia dunque.
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Simon e Jon fanno un buon lavoro da questo punto di vista non staccandosi mai troppo dalla balaustra delle radici del soggetto che sono chiamati a raccontare, rinunciando forse un po’ troppo all’elaborazione creativa e compositiva. Non sono presenti in questi videoclip effetti “specialissimi” né scelte grafiche o narrative di particolare rilievo, in questo senso lo si può definire un video di rappresentanza, utile in primo luogo a promuovere l’immagine della band più che finalizzato alla produzione di un progetto artistico in sé (vedi video dei Four Tet – My Angels Rocks Back and Forth, ad esempio).
In effetti quello che a volte delude di certi video musicali è il non considerare il clip mezzo espressivo autonomo, formula d’arte contemporanea, fusione multimediale di pensieri e parole, ma semplice mezzo di propaganda, interpretazione legittima ovviamente, ma riduttiva rispetto alle possibilità fisiologiche del mezzo e a volte anche dei budgets considerevoli coinvolti nella produzione.

Videografia
Northen Light – Treat me better
Boogie Pimps – Need somebody to love
Moby – Jam for the Ladies
Busted – You said no
LRD – Jaques your body
Cosmos – Take me with you

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