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Quando lui ama il baseball più di lei

Quando lui ama il baseball più di lei

Lindsey è una brillante donna in carriera, indaffarata e sempre al cellulare abituata a uscire con uomini di successo e competitivi. Questa volta però si innamora di Ben, un tranquillo insegnante di scuola che non ha né un telefonino, né un palmare o un cercapersone.
Lei non sa ancora che dietro l’apparente calma di lui si nasconde uno scatenato, maniaco, ossessionato tifoso dei Red Sox, che da undici anni non si perde una loro partita e che se deve scegliere tra una serata con una donna o una allo stadio preferisce sicuramente la seconda, perché per lui vengono prima di tutto i Red Sox, poi il sesso e infine il respirare.
E questa sua dipendenza naturalmente è un problema con le ragazze e presto lo diventerà anche con Lindsey: «le storie vanno e vengono ma i Red Sox sono per sempre».
Se fino a metà film sembra che la febbre per il baseball contagi anche lei, poi le cose iniziano a cambiare e Lindsey torna a concentrarsi sul lavoro perché tutto quello che lei prova per Ben, lui purtroppo lo prova per la sua squadra.

Presto Ben si rende conto che se non tenta di riconquistarla rimpiangerà per sempre la donna della sua vita. E così è disposto a vendere i suoi posti fissi al Fenway Park pur di stare con lei.
Ma in un finale tanto inverosimile quanto plateale e spettacolare, la Barrymore si butta dalla tribuna e corre attraverso il campo, mentre è in corso la partita, per impedire a Ben di cedere i suoi posti. Happy end con loro che si amano e continueranno a tifare insieme.
E questo momento è la cosa più entusiasmante del film perché, per il resto, L’amore in gioco è una commedia sentimentale di media qualità come tante altre e che non brilla per originalità o freschezza.
I fratelli Farrelly, sino ad Amore a prima svista (Shallow Hal, 2001) campioni di irriverenza e risate grasse infarcite però di volgarità e idiozie a go-go, perdono qui tutto il loro smalto e la loro verve e confezionano un prodotto che non lascia il segno.
Fatta eccezione per pochissime battute, la maggior parte delle azioni, dei dialoghi e delle risposte dei protagonisti sono prevedibili e noiosi.
Così quando Ben si inginocchia ai piedi di Lindsey e le porge una scatoletta, sappiamo benissimo che non sarà per chiederle di sposarlo regalandole un anello ma per invitarla alla primissima partita della stagione offrendole un biglietto per lo stadio.

L’amore in gioco è la trasposizione del romanzo autobiografico di Nick Hornby Febbre a 90°, dal quale nel 1997 era stato tratto da David Evans l’omonimo film inglese con Colin Firth e Ruth Gemmell, una storia d’amore a tre dove l’altra o l’altro da temere e di cui essere gelosi era il calcio.
Questa è la versione tutta americana di quel ménage à trois dove al posto del calcio è appunto protagonista lo sport più americano che esista: il baseball. E dove le scene un pochino migliori delle altre sono i momenti corali, il fervore e il tifo allo stadio per i Red Sox, non le tenerezze o le scaramucce tra una Barrymore sacrificata nei panni a lei poco consoni da tipica donna in carriera e un Jimmy Fallon dal faccino e dalla presenza proprio insipidi.
Quello che poi peggiora le cose per noi è il doppiaggio italiano che dà alla Barrymore una voce e un tono fastidiosi.

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