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cultura dell'immagine e della parola

Neve

ShiningQuella morbida bianca distesa lucente, fonte di ispirazione, teatro dei divertimenti più sfrenati e di folli imprese, è sempre stata un punto di riferimento per il cinema.
Il cinema Holliwoodiano ha sfruttato a pieno l’idea di grandezza, lo sfoggio della natura montana, la bellezza che essa ci offre gratuitamente, per mascherare le sue carenze “sentimentali”, e per calcare la spettacolarità delle gesta dei suoi grandi “eroi” ed amplificarne la grandezza. Lo si vede benissimo nei vari “Cliffhanger” o “Vertical Limit”.
Oppure la claustrofobia atmosfera Kubrickiana di “Shining”, dove la neve è il mezzo dell’isolamento, oppure rappresenta il fulcro di una vita per “Zanna Bianca” di Jack London, come un richiamo ancestrale senza tempo, come quello innato in “Il senso di Smilla per la neve”.
Una manciata di acqua ghiacciata per la persona più fredda e distaccata, una rappresentatazione dell’umanità per alcuni, con i suoi fiocchi mai identici, che intraprendono il percorso della loro vita, chi finendo per sciogliersi nella sua solitudine sensa senso, chi riunendosi in gruppo con i suoi simili per costruire qualcosa di unico e “splendende”, ma tutti con lo stesso destino di sciogliersi ed essere dimenticati nel tempo.
In “Himalaya” si ha più un rapporto morboso e diretto con la montagna ed i suoi ghiacci; l’uomo che la affronta con profondo rispetto e la venera come un Dio. Ed in questo film, girato per un anno a 5000 metri, che si riesce a cogliere anche lo spirito umano di un qualcosa che è sempre stato legato all’uomo.Il senso di Smilla per la neve
In fondo sono state le glaciazioni nelle ere preistoriche a plasmare il mondo dove oggi ci troviamo, forse accadrà anche in futuro, come ci mostra forse un po’ avventatamente Spielberg in “AI”, oppure è tra i ghiacci del polo sud che vengono racchiusi i segreti di una storia vecchia milioni di anni come ci propone Lovecraft e ne fa la base per costruire il suo panorama di divinità malefiche in Cthulu, ed è anche quello che Carpenter ripropone nel film “La Cosa”, capolavoro dell’epoca nel ricreare quella sensazione fascinosa di impotenza sulla natura artica.
La neve porta con sé tante sensazioni e sentimenti, spesso contrastanti, alcune volte travolgenti. Non si dice in fondo che un natale con la neve è un natale magico, ed anche qui che la troviamo in molte produzioni holliwoodiane come il tocco finale che dà la magia, che sta quasi ad esprimere una partecipazione divina ai festeggiamenti, quasi un pianto di gioia per ricongiungersi all’umanità.
La neve è magica, ci è amica il più delle volte, ci vuole sempre comunicare qualcosa ed è per questo che il cinema non potrà mai mancare di mostrarcela ed a volte renderla protagonista in tutto il suo splendore.

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