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cultura dell'immagine e della parola

Coldplay – Paradise

Titolo: Paradise
Album: Mylo Xyloto
Anno: 2011
Artista: Coldplay
Regia: Shynola

Il collettivo britannico Shynola ci ha cullati negli anni con il romanticismo del suo tratto, il gioco degli effetti speciali, l’ingenuità di un’animazione che trasforma il mondo in qualcosa di mai visto. Da E-pro in cui la musica diventava un gioco saltellante e smantellante, che smembrava e teneva contemporaneamente in vita l’artista, alla corsa infinita di Go with the Flow dei Queen of the Stone Age (lì la corrente del suono si dipana senza fine, mutando il limite più invalicabile della vita, la morte, in immortalità); e ancora il sussurro di Pyramid Song dei Radiohead che si trasforma in un inquietante viaggio acquatico verso la fine: in un mondo sommerso dalla concretezza di un’animazione tridimensionale, decide di tornare a casa – e morire – l’ombra di un essere umano, rimasto solo un pezzo di carta, uno scampolo di computer graphic male assemblato. Infine giocano in Strawberry Swing dei Coldplay: mischiando le favole classiche e le storie degli eroi da fumetto disegnano tutto un mondo di gessetti e gli danno vita. Lasciano incantati, di più, nostalgici, quando alla fine spezzano l’incantesimo mostrandone l’artificio tecnico.

Shynola difficilmente rinunciano alla loro caratteristica peculiare, essere mestieranti dell’illustrazione e della computer graphic. “Animano” come vocazione a creare mondi nuovi e separati dalla realtà, in cui inevitabilmente l’impossibile che vi accade si porta dietro il ricordo dei limiti del realismo. Mentre spesso ciò che appartiene al mondo reale viene totalmente inglobato e trasformato dal computer e dalle matite (come appunto il Beck disarticolato, il Chris Martin supereroe, i Queen of the Stone Age fumettosi).

Per questo è così straniante l’ultimo video di Chris Harding, Richard Kenworthy e Jason Groves (il quarto membro del gruppo, Gideon Baws, è morto nel 2008), perchè Shynola decidono di raccontare una storia rinunciando alla loro fantasmagoria.

Inseriscono un elemento destabilizzante in un racconto di perdono e rinascita: i protagonisti sono bambini, ma le situazioni in cui sono calati riguardano il mondo degli adulti. La violenza si sovrappone all’innocenza dell’infanziae qualcosa inizia a vibrare.

Il realismo delle scene viene così “animato” e trasformato nel suo significato dalla presenza angelica di questa bambina: è chiaro che il suo è un destino impossibile perché già compromesso, e che per questo il livello di significato va cercato oltre il mondo verosimile che ci viene presentato.

Quei piccoli esseri umani riescono a disegnare nuovi contorni al mondo così come lo conosciamo, esattamente come se i registi avessero deciso di manipolare artificialmente la storia con la grafica.Solo quando la biondina ex galeotta sogna o guarda la televisione fa la sua comparsa l’animazione. Perché un’immaginazione che sogna ha bisogno di un gradino di fantasia in più per esistere.

I Coldplay cantano: “When she was just a girl she expected the world”, il momento in cui l’infanzia si scontra con la realtà [img4]è il momento in cui l’ingenuità e la purezza muoiono. Come quando il mondo vero si fonde con la fantasia di un’animazione: lì tutti i suoi vincoli diventano pesantissime catene, deflagrano e balzano agli occhi. E deludono, e lasciano una nostalgia infinita per ciò che invece può avvenire in una fantasia.

Chissà poi, se ogni volta che si perde un amore, se ogni volta che le speranze ci abbandonano, se ogni volta che bisogna ricominciare da capo, lo si facesse davvero, come se si rinascesse bambini ancora una volta… Chissà se quell’innocenza, alla fine, morirebbe davvero. Chissà se non continueremmo per tutta la vita a pretendere tutto dal mondo.

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