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Il rito: Esorcismi cinefili abusati

Il rito, diretto da Mikael Håfström, non può essere definito un vero e proprio adattamento cinematografico del romanzo Il rito: storia vera di un esorcista di oggi, firmato dal giornalista Matt Baglio (Sperling & Kupfer, 2009). La versione cinematografica è un racconto in immagini che trae solamente spunto dal libro per generare una specifica parabola formativo-narrativa. Sarebbe però scorretto parlare di vero e proprio tradimento dell’originale cartaceo, nonostante i personaggi, gli eventi e le tematiche di partenza siano stati sostanzialmente riscritte ex novo per rispondere alle esigenze dell’audiovisivo. Il motivo è comprensibile: il libro di Baglio è costruito su una serie di interviste realizzate dal giornalista stesso, che compie una sorta di inchiesta sullo stato attuale del rituale esorcistico, modellandola poi nei canoni – più accessibili al grande pubblico – del romanzo d’inchiesta, che diviene così strumento di informazione e investigazione.

Sebbene la voce narrante sia una sola, la prima difficoltà d’adattamento risiede nel fatto che i personaggi chiamati in causa nel libro sono, per forza di cose, molti: esorcisti, psichiatri ed ecclesiastici in generale. Quel che più ci interessa, però, è che il libro, non essendo in fin dei conti vera e propria fiction, possiede una trama risicata e priva di una chiara architettura narrativa. L’unico legame (comunque assente nei capitoli che illustrano le diverse modalità d’azione del demonio) che tiene insieme il romanzo è il personaggio di padre Gary Thomas, il cinquantenne sacerdote californiano che riceve dal vescovo della sua diocesi l’incarico di seguire un corso sull’esorcismo all’Ateneo Regina Apostolorum di Roma. È questa ossatura che passa dal testo scritto alla versione per le sale. Protagonista del film è, infatti, Michael Kovak, seminarista in crisi religiosa cui viene data l’ultima chance per decidere il suo futuro partecipando a un corso sull’esorcismo promosso dal Vaticano. Michael è un giovane combattuto tra razionalismo e fede religiosa che si contrappone a Padre Gary, prete che esercita la professione da vent’anni. Così al centro del film ci sono la difficoltà di “credere” e la lotta eterna tra il bene/Dio e il male/Diavolo. I passi di Michael seguono il percorso tipico del romanzo di formazione classico, con tanto di mentore e di struttura narrativa che attinge al viaggio dell’eroe di Joseph Campbell. Il protagonista del libro invece, come ben s’intuisce, non intraprende nessun cammino di formazione se non quello di diventare esorcista “certificato” dalla Santa Sede. Dubbi sulla fede non ne ha, particolari ghost nel passato nemmeno, se non quello di una caduta in montagna, che gli è costata molti sacrifici e stati depressivi acuti. Michael, di contro, porta con sé un’infanzia e un’adolescenza turbate dalla morte precoce della madre e segnate dal mestiere del padre, impresario di pompe funebri e preparatore di salme, che tramanderà al figlio la professione per un certo lasso di tempo.

Sia nello scritto che nell’audiovisivo si trovano descrizioni disturbanti di casi di possessione demoniaca, ma senza esagerare. Mikael Håfström cerca, infatti, di mantenere distacco e discrezione nella rappresentazione delle scene di maggiore impatto, allo scopo di creare maggiore verosimiglianza tra realtà e finzione. Quel che non può sicuramente esimersi dal fare, però, è utilizzare frequenti soggettive del protagonista, onde evitare di giocarsi la risposta emotiva da parte dello spettatore. Perciò tutta la parte che riguarda le visioni (trabocchetti e tentazioni demoniache) di Michael è pura aggiunta cinematografica, assente nel romanzo di Baglio: le rane indemoniate che infestano il suo appartamento, l’asino dagli occhi insanguinati, la voce del padre morto che gli risponde al telefono. Tutto sommato il film di Håfström coglie quel poco di spettacolare che c’è [img4]nel libro-inchiesta di Baglio e lo traduce in racconto vagamente angosciante e apparentemente realistico, facendo comunque il dovuto ricorso ai topoi del filone demoniaco, a partire da L’esorcista di Friedkin fino ad arrivare all’Esorcismo di Emily Rose. Le premesse del romanzo e del lungometraggio sono entrambe altrettanto inquietanti, ma procedendo nella lettura e nella visione ci si accorge che si consumano lentamente, trasformandosi prima in dissacrazione della professione di esorcista e poi in umanizzazione dello stesso, che, dovendosi caricare del fardello di molti indemoniati o supposti tali, non è immune dal cedere talvolta alle continue pressioni del Diavolo.

Il rito, regia Mikael Håfström, 2011
Il rito: storia vera di un esorcista di oggi, romanzo di Matt Baglio, 2009

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