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I grandi capi

I grandi capi

Con I due presidenti Michael Sheen torna per la terza volta a vestire i panni dell’ex Primo Ministro inglese Tony Blair, chiudendo simbolicamente una sorta di trilogia “reale” che lo vede ancora protagonista insieme allo sceneggiatore Peter Morgan. Iniziata con The Deal di Stephen Frears (prodotto televisivo del 2003, inedito in Italia) e proseguito con l’acclamato The Queen, sempre diretto da Frears (che portò Oscar e Coppa Volpi a Venezia a Helen Mirren), il film (cronologicamente il secondo passaggio della trilogia) ci proietta nuovamente nella politica internazionale degli anni Novanta, questa volta concentrandosi sul rapporto professionale e d’amicizia tra Blair e l’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Allora due leader mondiali, uno già consolidato, l’altro in ascesa, che imparano a conoscersi, e ad apprezzarsi, grazie ad una lunga frequentazione pubblica e personale.

Il film inizia a raccontare di un Blair astro nascente della politica britannica e mondiale, ma non ancora eletto ufficialmente Primo Ministro, capace di attirare la curiosità e l’attenzione di Clinton, che non solo per il primo incontro alla Casa Bianca lo riceve nella sala ovale (onore concesso ai Capi di Stato e già dimostrazione di feeling tra i due), ma fa già intendere un interesse a scommettere sul collega. D’altronde i punti in comune tra i due sono molteplici, non solo per il fatto di essersi laureati entrambi in diritto (Blair a Cambridge, Clinton a Yale), diventando poi riconosciuti avvocati, ma soprattutto per l’essere fedeli ad una politica democratica. Ed è su questo rapporto tra i due, quasi più d’amicizia che politico, rafforzato ancor di più dopo l’elezione di Blair e dal legame nato anche tra le due first lady, Hillary e Cherie, che il regista Richard Loncrainee soprattutto Peter Morgan (anche dietro all’ultimo lavoro di Eastwood, Hereafter), decidono di lavorare, senza però tralasciare quelli che saranno momenti importanti e cruciali nelle loro vite, così delicati da mettere a dura prova il loro rapporto: dallo scandalo sessuale di Clinton (1998) con Monica Lewinsky, all’inizio della Guerra in Kosovo (nel 1999), fino al famoso discorso di Blair a Chicago, che agli iniziali dubbi di Clinton, rispose gettando le basi per un intervento più liberale e massiccio contro Slobodan Milošević.

Se le ottime interpretazioni dei protagonisti, Michael Sheen nei panni di Blair e di Dennis Quaid in quelli di Clinton, sono sicuramente una componente di spessore per poter raccontare al meglio la storia, grande valore ha però il lavoro di sceneggiatura compiuto da Peter Morgan, calibrato in ogni singola battuta e parola, efficace per ironia e tensione narrativa. Il film tiene incollati raccontando avvenimenti ampiamente noti, che riescono però ad essere sorprendentemente entusiasmanti. Forse è proprio questa la carta vincente della pellicola, il restituire allo spettatore la politica, almeno quella ufficiale, e rendere appassionanti situazioni che nella normalità di tutti i giorni sarebbero invece troppo noiose da seguire. Una storia non comune, sicuramente un “rapporto speciale”.

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