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L’americano medio sulle tracce della guerra santa

L’americano medio sulle tracce della guerra santa

Per esorcizzare i timori della paternità, Nanni Moretti nel 2001 raccontò con sobrietà una tragedia familiare (La stanza del figlio) mentre, qualche anno dopo, Morgan Spurlock, per garantire un mondo sicuro al suo nascituro, convinto che la miglior difesa sia l’attacco, parte a caccia del cattivo per eccellenza, Osama Bin Laden. L’inizio è spumeggiante e ricco di invenzioni grafiche, con il protagonista che sfida il pericoloso terrorista all’interno di un videogioco. Poi, gradualmente, tra denuncia e parodia, l’umanità degli intervistati segna il passaggio dall’insolito “DocuGame” alla cronaca. Il regista nonché interprete rimane sempre in scena e attraversa le inquadrature a passo spedito come un irriverente Forrest Gump (Robert Zemeckis, 1994), non limitandosi a osservare ciò che vede ma istigando la realtà, pur se in maniera meno invasiva di Michael Moore.

Un americano medio sulle tracce della guerra santa
Che fine ha fatto Osama Bin Laden? è anche un reportage di viaggio che alterna riprese da filmino turistico a immagini inedite di luoghi dove i pericoli e la povertà allontanano i tour operator. L’idea, pur apprezzabile, dell’americano medio che incontra semplici cittadini di stati “più o meno canaglia” chiedendo giudizi sul suo paese è indebolita dall’eccesso di personalismo e dal tono scherzoso, che stempera la tensione ma si sovrappone alla violenza raccontata creando, a tratti, un’atmosfera vagamente lugubre. Il passo indietro che Spurlock con sensibilità propone nel finale è forse anche un passo indietro rispetto al più originale e inquietante Super Size Me (2004). Al termine della visione, più che le dissertazioni sui grandi temi politico-sociali, restano impresse le emozioni dei volti, delle espressioni e delle voci (per fortuna non doppiate!) della gente incontrata, che si tratti di bambini afghani dagli occhi tristi, di militari americani “progressisti” o di scontrosi ebrei ortodossi.

Curiosità
Spurlock è il fondatore della casa di produzione Warriors Poets che ha, tra l’altro, prodotto la serie F/X 30 Days e Super Size Me, vincitore di numeri premi (Sundance Film Festival, Festival di Edimburgo…) e candidato all’Oscar nel 2005 come miglior documentario. Tra le sequenze più divertenti è da menzionare il progetto di un parco divertimenti a Tora Bora, le cui montagne erano considerate il rifugio di Bin Laden, e la scoperta nell’elenco telefonico saudita di una Bin Laden Airlines!

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