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Corpi ingabbiati, sguardi dietro le sbarre

Corpi ingabbiati, sguardi dietro le sbarre

La visione spiazzante dell’umanità creata da Rodrigo Plà e dalla sceneggiatrice Laura Santullo conduce La zona ad assumere lineamenti indefinibili. È un film degenere in quanto sfrutta diversi codici cinematografici per rappresentare le sfumature di diverse entità aliene e alienate, dalla fantascienza all’horror, dal cinema d’indagine sociale, al teen movie.

La zona è un film sull’alienazione, sulla dipendenza e l’insicurezza, un film che indaga l’assurdo dell’umano e che si spinge oltre i limiti del corpo e dello sguardo dei protagonisti e dello spettatore. È un film che provoca abrasioni agli occhi per le sequenze notturne, per le immagini filtrate delle e dalle telecamere di sicurezza, per la violenza bestiale e incontrollata degli abitanti del quartiere “ricco” e “al sicuro”. Un film serratissimo che ti sbuccia le convinzioni come fossero ginocchia sanguinanti dopo una caduta. È un film che dimostra e rappresenta quanto sia incontrollabile l’incontrollabile senso di paura e smarrimento, lo scontro con il diverso, con il lontano, con l’intruso come la ferita profonda di un coltello affilato. Il quartiere è al centro del film. Viene dipinto e gestito come un vero corpo, un luogo animato e pericolosamente pronto a svilupparsi, ad evolversi, in una presenza oscura, minacciosa, divenuta altra. Non è l’uomo a mutare, a cambiare la propria identità. È il luogo, cioè il quartiere fatto di case uguali, viali identici, prospettive piatte. È il quartiere che diventa killer, proiettile, lama e il corpo diventa suo sicario.

Rodrigo Plà indaga le reazioni umane e inumane, alterna immagini che inseguono i protagonisti durante sconvolgenti inseguimenti (l’out, il fuori, quello che sta oltre) alle immagini di documentazione deviate e derivate dalle telecamere di sicurezza (l’in, il dentro, quello che è finto, manipolato, usurato e corrotto). L’insicurezza, l’alternativa sicurezza o le diverse conseguenze che Plà rappresenta attraverso la vicenda tragica di Alejandro e Miguel suonano allo spettatore come avvertimento. Un campanello d’allarme, un grido verso la società dei consumi, distratta, oppressa, assopita. E pure funziona come un ulteriore pezzo che si aggiunge al puzzle di generi utilizzati in questo coraggioso esordio.

Curiosità
Ha detto Rodrigo Plà: «Era mia intenzione fare in modo che la struttura del film funzionasse come un canto corale, una polifonia di voci e personaggi, un tutto organico che attraverso la propria incapacità di guardare fuori e riconoscere le proprie contraddizioni e i propri fallimenti, pianta il seme della sua autodistruzione». La sceneggiatura del suo nuovo film, Desierto adentro, scritta con Laura Santullo, è stata selezionata al Workshop del Sundance Film Institute e ha vinto il premio IMCINE (Instituto Mexicano de Cinematografia) per la migliore sceneggiatura.

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