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cultura dell'immagine e della parola

Nostalgia canaglia

Quando ho incontrato per la prima volta le vicende di Ted, Barney, Robin, Marshall e Lily, protagonisti di E alla fine arriva mamma, nuova serie di Italia 1 in onda tutti i giorni feriali alle 19.00, arrivavo da pomeriggi avariati e aggravati dalla visione di numerose puntate di serie televisive non ancora italianizzate e spacciate dal Telefilm Festival. Poco prima mi era capitato di urtare contro una sit-com gustosa dal titolo Kitchen Confidential, che raccontava con toni perversi, divertenti e scorretti il mondo delle cucine dei ristoranti newyorkesi. Durante il pilot dell’irriverente serial (telefilm, ormai, è un termine geriatrico e i forum e le community non lo usano più, eppoi, sennò, l’amica mia storce il naso) il protagonista e cuoco si tagliava clamorosamente il dito e il suo sangue faceva da condimento per carni e verdure varie. Decisamente un inizio roboante. Sembrava ok e, allora, siccome me la menavo e volevo vederci dentro un pizzico di pulp e due chicchi di happiness, cominciai a scommettere con l’amica mia sull’uscita italiana.
La delusione cocente (gli amici della amica mia, fan sfegatati di seicentosettantaquattro serie, un nanosecondo dopo mi avevano avvisato che Kitchen Confidential negli Usa era stato chiuso per mancanza di pubblico) venne superata dall’incontro con Ted. Che ovviamente, all’inizio, mi ha visto un po’ col dente avvelenato. Ma poi tutto è passato.

Dopo due anni e mezzo (negli Usa la serie è andata in onda per la prima volta nel settembre 2005) arriva in Italia How I met your mother, prodotta dalla 20th Century Fox Television e creata da Carter Bays e Craig Thomas. Un prodotto divertente, fortunato e di successo che si basa su una storia molto semplice: Ted da adulto racconta ai propri figli come ha incontrato la loro madre. La vicenda si svolge nel 2005 quando Ted ha 27 anni, è un giovane architetto di belle speranze, condivide l’appartamento di New York con gli amici Marshall e Lily, che stanno per sposarsi e lotta con le manie dell’amico donnaiolo Barney perché è in cerca dell’anima gemella. Durante il pilot sembra averla trovata. Si chiama Robin, è bella, fa la reporter e ci sta dentro. Ted è cotto, lei è cotta, noi siamo cotti, ma, alla fine, Ted combina un casino. Si dichiara al primo appuntamento e tutto va in malora. Eppure rimaniamo a bocca aperta perché pensiamo: «Bhé, è solo questione di qualche puntata. Vediamo come fanno a mettersi insieme». Invece no. Sempre nel pilot Ted ci annuncia che non sarà Robin la donna che sposerà. E così t’innamori di un amore che è destinato a finire, di amici che s’incontrano sempre al solito bar, di situazioni comiche che spesso sfociano nell’affettuoso e, proprio per questo, ti fanno ridere.

La serie sfrutta tutti i codici della comedy, alternando alle bevute al bar con gli amici gli straripanti consigli di Barney che diventa l’elemento comico, eccessivo e trainante dell’intero show. Non è Friends ma i “barneyismi” sono tantissimi e si amalgamano alla perfezione con le vicende di Ted e di chi lo circonda. Si respira così un’aria fresca che sfiora il nostalgico e sembra di essere lì con loro. A bere e a parlare. Magari anche di telefilm chiusi per mancanza di pubblico.

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