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Rai

Titolo spot: ‘Non vogliamo farti assomigliare alla televisione. Vogliamo una televisione che somigli a te’
Cliente: Rai
Agenzia di pubblicità: Publicis
Direzione Creativo: Alasdhair Macgregor-Hastie e Patrizio Marini (sede di Roma)
Art Director e Copywriter : Elena Carrozza (Art Director) e Daniele Dionisi (Copywriter)
Casa di produzione: Cineteam
Regista: Johan Tappert

Ragiono sugli ultimi spot Rai: ‘Non vogliamo farti assomigliare alla televisione. Vogliamo una televisione che somigli a te’ recita il claim. Intento interessante e difficile da realizzare, in un mondo dove tutto è televisione, risulta davvero complesso marcare un netto confine tra oggettività e finzione.

Ma lo spunto è pertinente e spinge la riflessione verso lidi lontani: i confini dei media e della realtà. È curioso soffermarsi sulla pubblicità che la tv fa di se stessa. Negli anni, infatti, le campagne per l’odiatissimo canone Rai si sono sempre contraddistinte per idee originali e divertenti.

Tutto è iniziato nel 2005 (almeno, barlumi di memoria mi riconducono a quell’anno). Freschi studenti e meno giovani tanghéri venivano intervistati da una troupe televisiva come fossero vere e proprie celebrità, capovolgendo la quotidianità che relega l’individuo nel ruolo di spettatore passivo del tubo catodico. Nel 2006, poi, il concept si è nuovamente rovesciato, mostrando frotte di persone che seguivano da vicino ogni mossa di personaggi come Pippo Baudo e Simona Ventura, metafora di una realtà in cui telespettatori e tv sono parte dello stesso mondo, facendosi compagnia a vicenda. Recentemente, infine, si è fatto leva sulls Littizzetto, che ha ripreso l’idea originale del 2005, elevando alla notorietà due anonimi simil-telespettatori: Alfredo e Claudia.

In quest’ultima settimana, poi, stanno andando in onda paradossali spot in cui si cercano di giustificare i 106 euro del canone, mostrando una qualunque telespettatrice sedersi sulle poltrone di Porta a Porta, mentre un Vespa rispettoso e attento attende che la donna si accomodi per riprendere la discussione. Il messaggio è che la tv ha permeato talmente tanto il nostro mondo, che ha finito col diventarne l’assoluta protagonista.

L’evoluzione della strategia pubblicitaria della Rai mostra, in maniera chiara ed evidente, il mutamento che sta avvenendo nei confronti del mezzo e dello stesso Servizio Pubblico (se si può ancora chiamare tale). Il discorso è complesso, invischiato nella politica e nei compromessi della Storia e la pubblicità non può che cercare di far comprare (attenzione: non di vendere) prodotti, in questo caso l’informazione e l’intrattenimento, ovvero il consenso.

Ma ancor più interessante è scoprire come la gente si rapporti a una realtà in perenne mutamento. Gira su YouTube un contro-spot in cui si vedono due presunti poliziotti staccare il televisore di un moroso del canone. Poco male: il cattivo abbonato accende il computer e…tac! Ecco tutta la programmazione Rai comodamente fruibile sullo schermo del pc.

Il mondo è cambiato: la televisione si fa da sé così come, strano a dirsi, anche la pubblicità (fruizione e produzione allo stesso tempo). Perfino la generazione dei nostri padri, che ormai naviga tranquillamente nelle acque dei 50 anni, ha cominciato ad usare proprio RaiClik e, piano piano, ha scoperto la possibilità di costruire un intrattenimento puramente personale. Il palinsesto televisivo, quindi, sembra non avere più alcun senso, [img4]o almeno, molto meno rispetto a prima.

La pubblicità può anche far leva sulla simpatia, sul senso di appartenenza e sulla partecipazione, ma non può certo cambiare un mondo che va verso tutt’altre direzioni. Il potere di Internet ha manifestato tutta la sua forza e lo ha svelato, proprio ultimamente, attraverso la pubblicità. In questo periodo, infatti sta andando in onda uno spot davvero particolare, che pubblicizza – udite udite – proprio un sito: Meetic.it, specializzato nel ‘mettere in relazione’ le persone. Che io mi ricordi, è la prima volta che un sito si pubblicizza attraverso un canale tradizionale: la televisione appunto. Segno dei tempi che passano? Bisogna pensarci su seriamente.

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