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cultura dell'immagine e della parola

Due facce e un unico volto

C’è molta luce, qui. Due occhi sono pochi per non rimanere abbagliati. Qui la seta è un mondo vasto molte miglia e la luce che lo abita illumina tramite una stagione per volta, non di più.
Seta è un’opera scandita molto chiaramente dall’incedere del tempo e la luce è qualcosa di puramente conforme alle stagioni che compongono gli anni in cui tutta la vicenda si svolge.
Il preciso collocamento storico e geografico è subito noto a tutti, ma lettore e spettatore ne prescindono con consapevole piacere. Si è immersi in qualcosa di bello e non ce ne si chiede il motivo. C’è quasi il timore di venire svegliati dalla bambagia in cui si è coricati e da cui si sta assistendo alle passioni, moderate esteriormente ma saldissime, che animano il breve romanzo e la bella versione di Girard.

La fotografia è la prima cosa che colpisce del film e magicamente affiora anche nel libro. Il romanzo ha un notevole potere evocativo su chi legge, ancor di più su chi prova a fare il passo di congiunzione tra la propria interiorità e quella, così preponderante nella narrazione, dei singoli personaggi.
Hervè Joncour, il protagonista, è un mediatore nel commercio dei bachi da seta e compie, grazie alla sua professione, alcuni viaggi in Africa e Giappone.
Il Sol Levante è galeotto per Hervè che rimane ogni volta più ammaliato dal modo di vivere nipponico e in particolare da una donna del villaggio dove si reca per l’acquisto delle preziose uova. Entrambi i lavori danno molta importanza ai numerosi gesti della ritualità giapponese, fatti di silenzio e tintinnii e capaci di donare al film un carattere etereo, ma dai confini netti, fin dai titoli iniziali molto essenziali.
Per suggestione appaiono immensi i panorami che compongono il viaggio dalla Francia al Giappone, ritratti con attenzione pittorica e accompagnati da musiche “paesaggistiche” firmate da Ryuchi Sakamoto.

Seta, all’interno della produzione di Baricco, è di certo una mosca bianca: non c’è la tipica sperimentazione nel lessico, nella sintassi, nei personaggi. Qui è particolare il ruolo della Storia, intesa come periodo storico, che viene posta in rapporto a una vicenda espressamente imperniata sui sentimenti privati.
Il libro è stato un grande successo di pubblico anche per la sua brevità, inutile negarlo, ma anche per un’irresistibile attrazione che provoca la lettura, conducendo il lettore in un mondo dominato dalla luce, dall’indistinto della concretezza fisica, pur essendo ben determinato nella dimensione sentimentale e amorosa. Così le difficoltà materiali, escludendo il finale, passano spesso in secondo piano, cedendo ossigeno alle problematiche del cuore, ai rimorsi, ai bilanci interiori di un’intera esistenza.

L’amore e i suoi demoni agitano Hervè lungo tutta la narrazione. E’ interessante quanto anche la tragedia venga ammorbidita da una gestualità portata all’osso e da una scrittura sempre filtrante e votata all’autocontrollo.
Il lutto è solo un’increspatura, una piega da niente sul vestito buono dell’esistenza.
Di seta, ovviamente.

Seta, romanzo di Alessandro Baricco, 1999
Seta, regia di François Girard, 2007

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