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La psichedelia fa Sessanta

La psichedelia fa Sessanta

Dopo il successo ottenuto due anni fa con Frida (che portò Salma Hayek alla nomination e le musiche all’Oscar) la regista e sceneggiatrice Julie Taymor torna con un’opera cromo-psichedelica davvero brillante e di grande impatto visivo, Across the Universe. L’ambientazione è quella a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, nel turbolento periodo della protesta antibellica, dell’esplorazione personale e del rock’n’roll, che si sposta geograficamente dai cantieri navali di Liverpool alla vivacità creativa del Greenwich Village, dalle strade di Detroit sconvolte dalle manifestazioni e dalle rivolte fino ad arrivare al Vietnam, dove morirono migliaia di giovani soldati e di civili.

La pellicola tocca temi importanti e già noti storicamente, ma lo fa attraverso gli occhi di una giovane coppia innamorata, formata da Lucy (una Evan Rachel Wood bellissima ma meno trasgressiva che in Thirteen) e Jude (l’emergente Jim Sturgess) e dei componenti del loro piccolo gruppo di amici e musicisti. Un film coraggioso, ma anche decisamente originale, costruito attraverso il fil rouge di ben trentatre canzoni dei Beatles. Julie Taymor è decisamente una delle autrici più visionarie degli ultimi anni e le sue confezioni sono sempre emozionanti e coinvolgenti. La manipolazione del colore, il tocco artistico, geniale, di alcune scene, che possono ricordare delle vere e proprie installazioni di videoarte, sono alcuni degli ingredienti che la pellicola ci consegna. L’idea di voler utilizzare unicamente songs rivoluzionarie dei Beatles è straordinaria: riarrangiate dal premio Oscar Elliot Goldenthal, nel film si ascoltano canzoni senza tempo come Hey Jude, All you Need is Love, Let it Be, Revolution, While my Guitar Gently Weeps o Across the Universe, che dà il titolo al film. Sono poi convincenti i camei di Bono degli U2, nella parte di Dr.Robert, una delle guide per i giovani del film e di Joe Cocker, in diversi ruoli, tra cui un hippy e un homeless.

La Taymor riesce così ad analizzare gli anni Sessanta in una maniera del tutto personale e i Beatles, con le loro note, sono la straordinaria cornice che ci fa amare quest’opera, così dirompente e universale, fino all’ultima strofa.

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