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cultura dell'immagine e della parola

Milano Film Festival12
17 settembre

È strano ritornare nell’atmosfera del Milano Film Festival dopo un anno. Ritrovo luoghi brulicanti di persone, giovani che si accalcano per bere una birra, fumare una sigaretta e godersi lo spettacolo. Questa sera c’è la maratona d’animazione e la location sembra veramente fiabesca: all’interno del parco Sempione, cinto dalle mura del Castello Sforzesco. Una serata incantata, luogo ideale per proiettare corti animati.

La kermesse ha inizio con l’intervento di Roberto Gavioli, animatore 80enne, che ha presentato il suo corto La lunga calza verde del 1961 per festeggiare i cento anni dell’Unità d’Italia. Quest’animazione ha rappresentato una vera e propria lezione per i nuovi registi, che hanno potuto apprezzare un film interamente realizzato a matita e fortemente caratterizzato dal tratto e dalla perfetta commistione tra immagini e musica. Un delicato esempio che ha riportato al ben noto film della Disney Pierino e il lupo (1946), che parla non solo attraverso le immagini, ma soprattutto attraverso le note.

Ben diverse le proiezioni degli attuali animatori, da una versione videogame anni ’80 della storia di Salomè e Giovanni Battista di Christian Zagler (Salomè in low land, Austria, 2006, Beta, 10’), alla materializzazione del suono in versione 3D. Altri esempi, invece, si sono qualificati per le loro trovate originali come il blasfemo Gesù salvato dalla croce grazie ad un’ambulanza (Sia fatta la tua volontà, Virginia Capoluogo, Italia, 2007, 2’), oppure il tenero esempio russo di Lavatory – Lovestory (Konstantin Bronzit, Russia, 2007, 35mm, 10’), nel quale una non più giovane inserviente vive l’emozione di un amore pieno di fiori colorati, oppure ancora Pushkin (Trevor Hardy, Great Britain, 2007, MiniDv, 5′), che racconta di una povera vecchietta disperata per la scomparsa del suo gatto davvero poco intelligente.

Ciò che colpisce di queste rappresentazioni è la loro connotazione visionaria e, spesso, pessimistica della vita. Nelle storie che vengono raccontate spesso non è data possibilità di salvezza ai protagonisti e la narrazione s’interrompe nel momento in cui il personaggio perisce o non è più in grado di combattere. Le possibilità di riscatto sono state cancellate e non c’è più niente da fare. L’animazione si fa specchio del malessere e delle inquietudini esistenziali. E se qualche volta riesce a far sorridere per le ingegnose trovate, più spesso provoca timore, ansia ed una strana sensazione di disagio.

Si chiude la prima parte della maratona con il videoclip prodotto da Movimenti Production Clone Boy (Italia, 2007) per il gruppo “La Stasi”, molto simile all’idea che Tim Burton aveva già dato del cartoon dark con La sposa cadavere (Gran Bretagna, 2005); nonostante la scarsa attinenza tra la musica e le immagini, la realizzazione grafica di tale clip risulta decisamente interessante.

È il momento di andare a casa, dopo questa scorpacciata di corti e d’animazione è il momento di dormire e farmi cullare da dolci sogni, sperando che nella notte nessun mostro di cartone venga a bussare alla mia porta.

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