hideout

cultura dell'immagine e della parola

Go Ninja Go!

Go Ninja Go!

COWABUNGA! Era da oltre quindici anni che non si sentiva pronunciare questa parola sul grande schermo, e i nostalgici come il sottoscritto ne sentivano la mancanza; eppure, l’annuncio di questo nuovo episodio delle mitiche Tartarughe Ninja (il cui vero nome è Teenage Mutant Ninja Turtles, ben più articolato e significativo) era stato accolto da noi fan con un pizzico di preoccupazione.

Insomma, si stava parlando di riportare sullo schermo una parte importante dell’infanzia di chi è stato bambino tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta: non quattro semplici personaggi ma Leonardo, Raffaello, Donatello e Michelangelo, per i quali era stata già azzeccata la prima trasposizione cinematografica Tartarughe Ninja alla riscossa (Teenage Mutant Ninja Turtles, Steve Barron, 1990) e che nessuno aveva più avuto l’ardire di riesumare dopo i tentativi (decisamente sottotono) del secondo e del terzo episodio. Come se si dovesse girare il film di Ken Shiro, altra icona culto dei cartoon degli anni Ottanta, oppure di Lupin. E invece eccoti qua, inaspettato e insperato, un film avvincente e pieno di ritmo, per molti aspetti narrativi sulla falsariga dell’episodio capostipite della saga, ma assolutamente autonomo in quanto a indagine psicologica dei personaggi. Sin dalle prime scene si percepisce che il film, pur essendo un’animazione, non è diretto a un pubblico di bambini: sembra anzi che gli autori si rivolgano a quel pubblico di bambini del 1990, oggi cresciuti e ancora entusiastici spettatori delle evoluzioni acrobatiche dei loro beniamini corazzati. E allora ecco che tutto riprende da dove le avevamo lasciate, impegnate in una folle corsa sui tetti di New York, mentre un breve accenno al terribile Shredder ci riporta alla memoria le sue malvagità e i nostri incubi di bambini. Sono ancora Teenagers, ma questa volta sembrano portarsi dentro una maturità maggiore, in grado di far loro affrontare sfide più impegnative, da veri uomini. Da veri Ninja.

Con un’animazione grafica volutamente non perfetta ma decisamente efficace, il film colpisce soprattutto per l’inaspettata introspezione nell’animo di tutti i personaggi principali, che porta alla luce tematiche universali accanto a drammi individuali: dalla profonda analisi filosofico-marziale del rapporto fraterno all’accettazione della morte, dal senso dell’onore al riconoscimento della vera e fiduciosa fratellanza, TMNT racchiude in poco più di ottanta minuti una storia avvincente, piena di ritmo e in grado di riportare alla memoria con successo alcuni dei più bei ricordi della nostra infanzia.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»