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Cinghialata selvaggia

Cinghialata selvaggia

Tralasciamo il solito, banale e inutile discorso sulla traduzione del titolo che si inventa un becero Svalvolati on the road da un semplice e metaforicamente efficace Wild hogs (cinghiali selvaggi), il nome della sgangherata banda a due ruote. Di fronte al successo enorme riscosso da una pellicola di questo stampo, appare necessario effettuare qualche riflessione.

Wild Hogs è, per scelta di marketing, un film manifesto in cui si possono finalmente riconoscere tutti quei genitori (rigorosamente di sesso maschile) che sono soliti portare al cinema le loro covate di pulcini per il rituale film natalizio / pasquale / 4luglino denso di patriottico moralismo made in Usa. Questa volta il target viene alzato sopra la cintola, nel senso che il film offre la possibilità a un qualsiasi padre over 40 di portare al cinema il proprio pargolo per vedere, una volta tanto, un film indirizzato proprio a lui e non al moccioso frignone. La mossa non è stupida, il genitore finalmente non deve sorbirsi l’ennesimo preadolescente occhialuto che con le sue invenzioni fantascientifiche fa fesso il cattivo / adulto di turno. Qui di bambini non ce ne sono.
Il quartetto Tim Allen, John Travolta, Martin Lawrence e William H. Macy lascia il ruolo di protagonista del film alle quattro rombanti Harley Davison, potentissimi analgesici capaci di curare le ansie e i dolori delle crisi di mezza età dei genitori americani, antidolorifici secondi solo a scappatelle con giovani segretarie diciottenni (ma in questo caso si rischierebbe grosso sul target infantile). Il risultato è che ogni padre che vorrebbe scappare di casa con la stagista del proprio ufficio, ma non ne ha il coraggio, si fa l’Harley in barba alla prostata per assaporare l’ebbrezza della libertà che la famiglia ha soffocato. E l’ufficio vendite della casa motociclistica ringrazia.

Il resto è aria fritta, storie già sentite di personaggi tagliati con l’accetta; quello nero sottomesso alla moglie, quello nerd che chiama il suo cane iDog, quello che il lavoro prima di tutto e quello che tutti credono di successo ma che ha perso tutto tranne gli amici. E poi i cattivissimi, in stile Hell’s Angels, che sono tanto perfidi da suscitare simpatia. Non c’è nulla in Wild Hogs che non sia marketing studiato e analizzato a tavolino. Ma in America funziona, e la gente si accalca all’entrata delle sale con un pargolo in una mano e un bidone di pop corn formato famiglia nell’altra. Funzionerà anche in Italia? Dubito, nel bel paese preferiamo le segretarie.

Curiosità
Unica perla è l’apparizione dell’Easy Rider Peter Fonda in una breve, esilarante rimpatriata motociclistica.

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