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cultura dell'immagine e della parola

Chi trova un amico trova un tesoro

Chi trova un amico trova un tesoro

Ritmato quanto basta. Dolceamaro. Leggero, ma non scacciapensieri.
Mi fido di te è un surreale, ironico e al tempo stesso disincantato inno all’amicizia.
Nelle sue inquadrature si scorge soprattutto l’intento di soffermarsi a indagare la natura umana. Non a caso, i due protagonisti provengono da esperienze di vita quasi antitetiche: da una parte, un piccolo truffatore che sbarca il lunario a fatica e che non può offrire stabilità alla fidanzata; dall’altra, un laureato in economia con tanto di master e prestigioso curriculum alle spalle.
E poi c’è il confine che li separa, fino a quando non si troveranno entrambi a scavalcarlo, uno in un senso, l’altro in quello contrario. Il confine dell’onestà. Cosa ben diversa rispetto alla lealtà.

Mai come in questo film la lealtà assurge a valore supremo, un valore di tipo privato, a carattere esclusivo, come esclusiva può essere solo un’amicizia, mentre l’onestà viene avvertita come un valore pubblico, che riguarda la sfera della collettività, il mondo del lavoro. Basta poco allo sguardo attento dello spettatore, per capire che Franz ha alle spalle molti anni di pratica nel ramo dell’onestà, almeno tanti quanti Ale ne ha vissuti nel segno del crimine. Ma quella mattina, alla cassa del bar dove, in qualità di “omino dell’acqua”, Franz ha fatto le sue consegne, quella mattina in cui cominciava a non farcela più a sostenere le bugie con la moglie per coprire il suo licenziamento, le preoccupazioni finanziarie e il lavoro snobbato dalla società e per giunta faticoso cui si era adattato, quella mattina Franz non resiste alla tentazione di approfittare di una distrazione del barista per riuscire a portar via qualche banconota in più di quelle che gli sarebbero spettate. Il confine è stato varcato. Lo riattraverserà parecchio tempo dopo, quando sceglierà di rinunciare a un colpo molto consistente, pur di riportare l’amico sulla retta via, adottando lo stratagemma di una finta rapina e rischiando, in nome dell’amicizia, di farsi erroneamente accusare di tradimento dallo stesso Franz.
Tutto ciò avviene in un’atmosfera drammatico-giocosa, che riesce a dare spessore alle vicende più divertenti, immergendosi in problemi quotidiani e comuni a tante persone, e al tempo stesso a risollevare i toni più drammatici con battute inaspettate, di un umorismo semplice e genuino.

La stessa struttura della pellicola, nel corso del secondo tempo, inizia a farsi complessa, con una serie di dissolvenze in nero, che fanno sentire sempre più incalzante l’approssimarsi del finale. Fra le dissolvenze si alternano alcuni flash-forwards e il ritmo cambia, disorienta. Non si comprende in modo esplicito se si tratti di un disorientamento voluto, o di una deriva inaspettata. Non si può tuttavia nascondere l’impressione che il film sembri voler chiudere in fretta, senza concedersi il tempo di raccontarci esattamente gli ultimi momenti dei suoi protagonisti. Possiamo solo ritrovarli così come ce li presenta: Franz ha riscattato la sua condizione professionale, Ale è in piena crisi esistenziale. Quindi, la ritrovata complicità. E alla fine tutto va come deve andare, le regole della società tornano ad essere rispettate: la pellicola si chiude sull’immagine di due porte di due uffici contigui pronte ad attendere “i nostri eroi”. Un unico dubbio: avranno davvero messo la testa a posto?

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