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cultura dell'immagine e della parola

Che ne sarà di noi

Che ne sarà di noi

«Leggero / leggero / col vestito migliore / senza andata né ritorno / senza destinazione» cantava Ligabue infondendo a quest’immagine un sentimento positivo. Stesse parole, al negativo. Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi. I pacs, sì. La fecondazione assistita, certo. E l’erotismo, il tradimento, la prova dell’età che scorre. Ma c’è davvero un pensiero su tutto questo nell’ultima creatura di Giovanni Veronesi & Co?

Di sicuro non è un film che parla d’amore. Accenna, accenna a una società in crisi, senza volerlo e soprattutto senza saperlo. Rispecchia una cultura che ha perso molti sensi, tra i quali quello della leggerezza. La insegue, la brama, e crede – peccato capitale – di averla raggiunta. Il film sta sbancando i botteghini italiani, il pubblico si diverte, ride. Sarebbe strano che non lo facesse, di fronte a una pellicola che risponde così bene ai suoi bisogni: perché l’inquietudine c’è, serpeggia ovunque in modo più o meno scoperto; ci sono categorie in via di ridefinizione, parole nuove, paure antiche… Ma le coscienze è sempre bene non scuoterle troppo, meglio non turbare gli animi. C’è già la cronaca, c’è già la vita quotidiana. Certe cose bisogna inocularle a piccole dosi, e sempre insieme a qualche elemento già metabolizzato. Si sfiora, si ammicca, si gigioneggia… Un cast all star, ben rifornito di vecchie e nuove glorie nostrane, più una bellezza straniera da esportazione che non guasta mai: per alzare il tiro, per garantire visibilità al film… Se la sceneggiatura non li aiuta, gli attori ci mettono del loro per stereotipare situazioni e dinamiche relazionali, con l’unica eccezione, forse, di Dario Bandiera. Se non fosse per lui il primo episodio cadrebbe a tonfo nel ridicolo, per il peso di una pessima attrice-diva e di un sogno erotico da due centesimi. Poi lo stereotipo di un rapporto a due nel secondo capitolo, ma a ben vedere anche nel terzo, e forse ecco qui la vera parità: omo o etero, la coppia ne esce comunque come feticcio isterico e caricaturale. Il quarto episodio ripete tutto quello che già sapevamo sul tradimento, sui cinquantenni e sulle ventenni, e non si salva certo per due righe di poesia.

Come sempre, la realtà supera la fantasia e per starle dietro il Cinema dovrebbe allungare il passo, fare uno scatto in avanti… almeno dialogarci insieme. Si direbbe un pregio il fatto che il film sia pressoché esente da volgarità: a queste condizioni, è una dote inutile. Mr. Veronesi avrà occasione di ripensarci: a quanto pare, sono previsti altri tre seguiti.

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