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L’amico corrosivo

L'amico corrosivo

L’amico di famiglia è un film sulla solitudine, sulla debolezza dell’uomo, sul desiderio del benessere e sull’impazienza. Un film che fa del tempo e del luogo le due componenti assolute e necessarie per la vicenda e la visione. Il tempo è quella dell’attesa degli indebitati, contaminato e sporcato dall’usura. Il luogo è innanzitutto una casa, quella di Geremia, poi tante case, quelle degli indebitati. Case che si traducono in famiglie. Sorrentino come nel precedente e fortunato Le conseguenze dell’amore costruisce il suo film addosso alla pelle di un personaggio estemo come Geremia de’ Geremei, un usuraio dell’Agropontino. Se in Le conseguenze dell’amore (id., 2004) Titta Di Girolamo sgusciava veloce e frenetico fra i corridoi di un hotel svizzero, qui Geremia si struscia sulle pareti di casa altrui per rosicchiare a poco a poco fiducia, tempo, denaro. Titta era consumato dal tempo. Geremia il tempo lo divora. Nonostante le differenze, gli ultimi due film di Paolo Sorrentino appaiono quindi complementari grazie a questi due personaggi. L’antitesi si risolve a partire dall’aspetto fisico: Titta era un uomo tutto d’un pezzo, ordinato e pulito; Geremia è sporco, puzza e si trascina.

C’è un livello di antitesi di tipo etico – professionale: Titta consegnava soldi alla banca senza conoscerne il perché; Geremia non solo presta i soldi ma vuole essere sicuro delle garanzie di pagamento. E pure un livello di abitudini: Titta era un uomo ordinato che occupava luoghi ordinati (la Svizzera, l’hotel), che si muoveva rapido su auto costose. Geremia è tirchio, ossessivo e zoppo e vive in una casa che sembra una tana. Due condizioni di vita portate all’estremo, due esasperazioni della solitudine e del fallimento (umano e naturale) che però riescono a trovare un senso, una speranza, una via d’uscita, nell’amore. Il cinema di Sorrentino, fondato sull’importanza della temporalità che crea mistero e irrisolutezza momentanea, si stravolge ancora una volta a causa dell’amore. Che anche in questo caso funge da forza motrice. Come per Titta, anche per Geremia, la vita cambia. Titta rischiava al banco del bar con timide parole durante la prima vera conversazione con la giovane donna, Geremia rischia tutto nell’affare dei servizi sanitari mosso dalla voglia d’amore.

E’ una riflessione amara ma concreta che non sbava e che sembra non smarrire il senso principale dell’intero discorso: l’uomo è una bestia feroce che cerca di sopravvivere, a volte è preda, altre volte vittima. Sorrentino punteggia morbido e angosciato la vita di un rifiuto della società che però la stessa società sceglie di riciclare a suo piacimento, sopportandone le pesanti conseguenze. Un’illustrazione spietata dell’attualità che viviamo.

Curiosità
La versione distribuita nelle sale è stata rimontata dopo la prima visione al Festival di Cannes 2006. Il finale, addirittura, ha subito qualche cambiamento.

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