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Batman, supereroe e uomo

Batman non è un eroe come gli altri. Non è il frutto di una mutazione, non è un alieno, non è una sperimentazione scientifica o una creatura nata per errore. Se gli altri supereroi sono esseri sovraumani nel sangue, Batman è un uomo a tutti gli effetti. Un uomo ricco, che ama travestirsi, mettersi in costume.

Batman, dal fumetto alla televisione
La serie televisiva che andò in onda dal 1966 al 1968, ha avuto una declinazione tutta fumettistica: dalla sigla a cartoni animati agli indimenticabili suoni onomatopeici nelle nuvolette, i famigerati PUM! KAPOW! ZAAM!, che rendevano il tono cartonesco e ironico. Una serie per ragazzi e un budget sicuramente minore di quello cinematografico, hanno concorso a creare un prodotto televisivo che mette in parodia il fumetto, liberando la figura di Batman da tutte le sue componenti drammatiche e oscure, per privilegiare le coreografie degli scontri corpo a corpo, l’autoironia dei personaggi (grassocci e mal fasciati da improbabili tutine), in un omaggio spensierato al fumetto di Bob Kane. Poi, nello stesso anno, quel Batman approda al cinema in un film-fotocopia del prodotto televisivo (Batman, di Lesile H. Martinson, 1966). Ma tutta la carica mitologica di questo personaggio verrà successivamente affrontata da tre registi diversi, Tim Burton, Joel Schumacher e Christopher Nolan.
Batman è esiliato dalla normalità di Gotham, esattamente come lo sono i suoi nemici. E i racconti cinematografici delle sue avventure esplicitano e approfondiscono questa sua fondamentale ambiguità. Bruce Wayne è una creatura notturna, che alla luce rimane invisibile, mentre si mostra nel buio della notte. Come il suo segnale, e come il cinema, Batman è una proiezione di luce sopra il cielo nero.

Batman di Tim Burton: la favola del freak
Tim Burton conosce e ama storie e personaggi permeabili, che riescono ad accogliere sia la verità che la menzogna, sia il bene che il male. L’eroe gotico che Burton dipinge in Batman del 1989, inizia a definirsi da subito nella sua fondamentale superficialità, con i titoli di testa, che scorrono tra anse e pareti buie, fino a che la macchina da presa si allontana, a mostrare il simbolo del pipistrello. Poi, nella prima scena, una famiglia in cerca della strada di casa si perde, e resta vittima di uno scippo. Un inizio che simula la nascita stessa di Batman, quando Bruce rimase orfano dei genitori, uccisi in un luogo e in una situazione simile a quella presentata. Qui Batman, indirettamente, diventa difensore di se stesso e dei propri genitori, e Tim Burton rappresenta la creazione dell’uomo pipistrello come un tentativo infantile di ritrovare la sicurezza della famiglia perduta.
Una superficialità dunque, che si sposa con i simboli del pipistrello, con i suoi gadget, con il mondo della rappresentazione, nella superficie dello schermo; ma anche una profondità doppia, una personalità complessa e inconciliabile: la difficoltà di Batman, infatti, è sempre quella di essere due diverse identità, l’una diurna, l’altra notturna. Così, Batman non è il vero alter ego di Bruce Wayne, ma lo è il Joker: come nel dialogo tra i due nell’epilogo del primo film di Burton, è stato il Joker a creare Batman al momento dell’omicidio dei suoi genitori, così Batman ha creato il Joker, gettandolo nella vasca di acido. Joker, eternamente sorridente e burlone, è lo specchio dove Batman si riflette, triste e eternamente serio; Joker è una sorta di padre putativo, di cui Batman ha bisogno e del quale desidera disfarsi. Batman è un freak, tanto quanto lo è il Joker.
La doppiezza di Batman lo rende inquietante e minaccioso, l’eroe può apparire come uno pericoloso mostro. L’uomo pipistrello diventa definitivamente un buono nel momento in cui trova una collocazione chiara nella città, cioè quando, consegnando il suo simbolo alla polizia, si mette a disposizione del bene.
Sarà questo stesso simbolo a risvegliare Bruce Wayne nel secondo capitolo di questa saga, Batman, il ritorno, del 1992, quando, solo e pensieroso nella sua magione, verrà illuminato dal segno del pipistrello. Ancora sotto l’ala di Tim Burton, il film inizia quasi come il primo, ma in modo più complesso: alla nascita del marchio-Batman, si sostituisce la nascita di un nuovo freak, il Pinguino. Mostro di nascita, non per scelta come l’uomo pipistrello, il Pinguino è figlio della Gotham più ricca, ma per la sua deformità viene relegato nelle fogne della città. Per Burton, l’altro per eccellenza, il nemico, l’opposto, è generato dall’interno, non è mai una creatura altra dalla città, così come i nemici di Batman sono una sua parte integrante, una declinazione differente della stessa creatura. Così, Selina Caine è esattamente il rovescio femminile di Batman: la scena della festa in maschera mostra i due insieme, gli unici nella sala a non indossare nessuna maschera. Ecco che la loro ambiguità li rende simili, ecco che le loro identità si complicano, a tal punto che il loro viso nudo diventa la maschera per coprire le loro reali personalità.

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