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Jang Sun-Woo: il nuovo Andersen coreano

Jang Sun-Woo: il nuovo Andersen coreano

The resurrection, film del regista coreano Jang Sun-Woo, si propone di far rivivere al grande pubblico, in chiave postmoderna e futurista, la fiaba di Hans Christian Andersen nota ai più come La piccola fiammiferaia.
Una volta abbassate le luci in sala lo spettatore si trova a vagare al fianco della giovane venditrice di accendini, Yim Eun Kyung, per le strade di una cittadina, in una notte dalle condizioni atmosferiche avverse.
Il freddo e la gelida neve avvolgono i corpi dei passanti, stretti nel tepore dei propri cappotti con i baveri alzati. L’indifferenza e il cinismo delle persone che popolano lo schermo conducono alla morte della giovane, che lentamente si spegne inalando il gas esalato dagli accendini rimasti invenduti.
Questo è l’incipit del film. Woo propone una sorta di resurrezione della piccola fiammiferaia attraverso il fantastico mondo del videogame. Il protagonista del film, Ju, interpretato da Kim Hyun Sung, si trova inspiegabilmente catapultato in una realtà fittizia e parallela, quella di un videogioco chiamato Resurrection of the little match girl.
Indossati i panni dell’eroe, equipaggiato e sufficientemente istruito per salvare la principessa dalla bramosia e dalle trappole nemiche, Ju accetta di interagire con il Sistema, di cui diventerà, però, un bersaglio proprio perché va a interferire con l’equilibrio creato dal Sistema stesso. Si propone, così, di soddisfare gli obiettivi del gioco: impedire che la giovane venda i propri accendini (metafora della mercificazione della donna), sterminare chiunque interferisca nella missione affidatagli, fare in modo che la ragazza si innamori di lui e muoia dedicandogli l’ultimo pensiero prima di raggiungere il regno dei cieli.

The Resurrection è un fanta-film a tratti originale, ma che non riesce a scampare al citazionismo nei momenti forti della narrazione. Nonostante i ripetuti sforzi del regista di introdurre nella pellicola elementi innovativi e spettacolari, Woo non riesce a salvare il proprio film dalla “retorica del déjàvù”. La matrice a cui si ispira è senza dubbio Matrix (The Matrix, Andy e Larry Wachowski, 1999). Jung Sun Woo ne riprende alcuni aspetti della trama. Innanzitutto il protagonista si muove nella realtà simulata di un Sistema, la cui realtà viene disgelata solamente alla fine del film, rappresentando una minaccia per la superficie “levigata” e minuziosamente predisposta dal calcolatore. Come in Matrix l’ambiente in cui viene elaborato sinteticamente lo spazio del gioco è permeato da un chiarore allucinatorio e quasi ultraterreno, così come l’accesso a questa realtà parallela avviene tramite il “non-luogo” del telefono, attraverso cui gli attanti possono mettersi in contatto con il Sistema e seguirne le istruzioni.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi è possibile asserire che i protagonisti della pellicola coreana incarnano i cloni dei paladini dei fratelli Wachowski, anche se mancano di quel carisma e di quella immediatezza propria dei cugini americani.
Ju vuole essere “l’Eletto dagli occhi a mandorla”, che, dopo aver scoperto di essere il prescelto, accetta la sfida e i rischi a essa correlati.
Lala, Jin Xing, detta anche Lara, tributo a Lara Croft eroina di Tomb Raider, ricorda in veste manga l’imperturbabile Trinity con la quale condivide tenacia, determinazione e destrezza nei combattimenti, mentre il maestro Falling Winter Leaves ricorda fortemente la figura dell’Oracolo della Matrice. La sua funzione all’interno del gioco è quella di fornire informazioni utili per risolvere problemi di svariata natura, una sorta di Mr. Wolf in versione pescatore.
The Resurrection clona in qualche modo The Matrix soprattutto nelle sequenze dei combattimenti e degli inseguimenti che sostengono il film. L’utilizzo della tecnologia digitale consente ai personaggi di compiere azioni impossibili e impensabili prima dell’avvento delle ombre sintetiche: corse sui muri, coreografie aeree, salti infiniti, pallottole schivate in slow motion e inseguimenti folli a bordo di auto e motociclette.
Il regista prende anche spunto, per una delle sequenze finali del film, da Natural Born killers (id., Oliver Stone, 1994). Ripropone l’effetto di mitizzazione provocato sui giovani, registrato dalle telecamere dei network televisivi e dalla piccola sterminatrice che vaga per la città indossando i propri stivali di gomma rossi, la quale, lasciato il cesto colmo di accendini, imbraccia un fucile facendosi giustizia da sola, diventando quasi un idolo e un modello da seguire per molti.

Il film non vuole essere pura tecnologia. Assorbe in sé anche il Taoismo mistico per rappresentare il deprimente millennio e la nostalgica malinconia per qualcosa che è passato, ma nonostante tutto sempre puro e ricco di speranza. Si potrebbe coniare un neologismo: il termine Tecnotaoismo per indicare l’avvenuta contaminazione tra tecnologia e spiritualità, in cui lo spettatore si sente coinvolto nella messa in scena di un videogioco portatore di un messaggio dai contenuti seri.
All’interno della narrazione è possibile evincere i tratti caratteristici della filosofia di vita di Chuang Tzu, uno dei padri fondatori del taoismo. Secondo Tzu la naturalezza e la semplicità conducono a una serenità che apre all’immensità del Tao. La semplicità viene difesa come bene supremo per tutta la vita: a essa sono legati la felicità spirituale e il raggiungimento del distacco dall’illusione dei sensi e dall’identità mondana. Tzu propone l’idea secondo la quale nel mondo tutto è relativo. Ecco, quindi, emergere il vero eroe del film, colui che alla “pioggia di piombo” dei nemici risponde con semplici fasci di luce dal potere distruttivo. Pertanto il protagonista segue i consigli del proprio maestro per ricercare l’equilibrio dentro di sé, l’appartenenza al cosmo; tutto ciò viene sviluppato attraverso la pesca con la lenza, che permette di trovare la forza di battere i propri nemici e superare gli ostacoli che lo separano dalla propria amata. Eccolo, nel finale, armato di una ridicola pistola di plastica, apparentemente un banale gioco, in grado di trasformarsi in un’arma che, se maneggiata da chi ha saputo curare anima e corpo, potrebbe avere degli effetti devastanti. Ecco il dualismo Materia vs. Spirito risolversi a favore del secondo.
The Resurrection si rivela un vero e proprio fallimento ai botteghini in madre patria, nonostante rappresenti la produzione più costosa mai realizzata nella storia del cinema coreano. L’azione poco coinvolgente, l’incapacità di proporre qualcosa di nuovo, il cast di attori poco convincenti, sono alcuni degli elementi che influiscono sull’insuccesso della pellicola in Corea. Vedremo con l’uscita italiana se il regista riuscirà a riscattarsi dalle numerose critiche apportategli in terra natia e a convincere il pubblico in sala con codici visivi e di life-style che non gli appartengono.

Filmografia

• The resurrection (2002)
• Bugie (1999)
• Timeless, Bottomless, Bad Movie (1997)
• A Petal (1996)
• To You, From Me (1995)
• Cinema on the Road (1995)
• Passage to Buddha (1993)
• The Road to the Racetrack (1991)
• The Lovers of Woomuk-Baemi (1989)
• The Age of Success (1988)
• The Emperor of Seoul (1986)

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