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cultura dell'immagine e della parola

Animal college?


Sicuramente andare a vedere un film subito dopo aver letto il libro pone lo spettatore in un atteggiamento un po’ scettico. Ancora di più quando il libro è piaciuto. E questa era la mia condizione. Mi chiedevo se il regista Roger Avary sarebbe riuscito a riproporre lo stile di Ellis.
Perché il distacco e la freddezza dell’autore del libro nel raccontare la storia di questi ragazzi sono degni dell’atteggiamento dello scienziato che osserva e studia le cavie da laboratorio. Nel libro infatti non ci sono né critiche né giudizi morali. Non c’è compassione né simpatia per i giovani protagonisti, abbienti studenti di una famosa università americana, annoiati da tutto e da tutti, che non sanno dove sbattere la loro vita e loro stessi, che sono privi di scopi o speranze e mossi solo da desideri e istinti, da soddisfare subito; che hanno voglia di perdersi, di drogarsi, di non dover vedere quello che succede, di non esserne responsabili (e infatti la maggior parte di loro non fa sesso se non è “sballata” per qualche droga o per il troppo alcool).

Mi chiedevo poi come avrebbe fatto Avary a rendere sotto forma di film un libro che è scritto attraverso le pagine di diario dei vari personaggi che lo popolano. La maggior parte degli avvenimenti è infatti osservata secondo più punti di vista ed è in tal modo possibile vedere come i ragazzi reinterpretano a proprio modo la stessa storia, fraintendendo i pensieri e le parole delle persone che sono loro accanto. Questo a sottolineare la solitudine e l’incomprensione che dominano le loro vite, in cui ognuno vede solo con i propri occhi e non riesce a capire la realtà che lo circonda né se stesso.

A questa seconda domanda la risposta è arrivata prima ancora dei titoli di testa, ma forse non è stata molto avvincente dato che in sala ho visto gente raccogliere cappotto o giacca e fare il gesto di andarsene…
E infatti ho trovato leggermente pesante il buon quarto d’ora di rewind (forse non era proprio un quarto d’ora, ma sicuramente era troppo lungo!).
Il film comincia con una festa in cui, uno per volta, ci vengono presentati i tre protagonisti. Per rendere la contemporaneità delle loro azioni, dopo un piccolo “assolo” di ognuno, l’immagine viene fermata e mandata indietro così da ricominciare con un altro nello stesso punto in cui era partito il primo. Ecco, il tutto è noioso più o meno come quello che avete appena letto (ma molto più disgustoso perché tra l’altro si vedono vomito e sputi tornare nella bocca di chi li aveva emessi..)

Per quanto riguarda invece la prima domanda che mi ero posta le cose sono andate un po’ meglio. Infatti superato lo shock iniziale il film rende abbastanza bene il messaggio di Ellis e si arricchisce di alcune scene prettamente visive che sono in perfetta armonia con il libro, prima tra tutte quella in cui un fiocco di neve si scioglie sulla guancia di Sean, trasformandosi in lacrima, a significare che non è più nemmeno in grado di piangere.
Inoltre il film riesce anche meglio del libro a rendere idea del fatto che non c’è niente che muove i ragazzi se non istinti immediati da soddisfare, tant’è vero che in diverse scene reagiscono solo di fronte a considerazioni del tipo “ho fame”, “ho bisogno di una birra” o altri desideri del genere.
Di una bellezza particolare sono le scene dedicate a Victor (uno studente in “Erasmus” in Europa), costruite come sequenze di videoclip, anche se in questo caso il merito del film è stato solo quello di restare fedele al libro.

Purtroppo, però, c’è da dire che nonostante questi spunti molto positivi e un’ottima potenzialità, il film troppo spesso si perde nella ricerca di una risata che non dovrebbe esserci, si trasforma in una farsa comico grottesca, che tende principalmente a stupire e a sconcertare lo spettatore. Scade un po’ nel commerciale, probabilmente per il piacere di un pubblico poco esigente. Tanto che viene da chiedersi (con un poco di rabbia dovuta alla delusione), se non sarebbe stato meglio cambiare il titolo con Animal College come avevano pensato di fare.

Le regole dell’attrazione, romanzo di Bret Easton Ellis, 1988, ed. italiana Einaudi

Le regole dell’attrazione, regia di Roger Avary, USA/Germania, 2002

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