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	<title>hideout &#187; carlo prevosti</title>
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	<description>cultura dell&#039;immagine e della parola</description>
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		<title>I diari della carrozzina &#8211; Giorno 6 e 7</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 22:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[carlo prevosti]]></category>
		<category><![CDATA[festival internazionale dei diritti umani 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimi giorni per i nostri registi alla scoperta dell'Argentina e del suo cinema, tra birre con companeros e premiazioni del festival.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full" src="http://www.hideout.it/wp-content/uploads/2011/05/i-diari-della-carrozzina-br-giorno-6-e-7_1.jpg" alt="" width="250" height="172" />La mattina del sesto giorno, Buenos Aires si sveglia bagnata e inumidita da una pioggia sottile ma persistente. Mentre il festival si avvicina alla conclusione, noi decidiamo di sfidare il mal tempo e visitare la città che nei primi giorni abbiamo solo assaggiato. Iniziamo da San Telmo il quartiere che fin dalle prime passeggiate ci e&#8217; sembrato più a misura d&#8217;uomo oltre che culturalmente più vivo. Qui è dove la sera si viene a bere una birra con i propri <em>companeros</em> ma è anche il quartiere degli antiquari e di mille altri negozi di vestiti e chincaglieria varia. La tappa successiva è Puerto Madero il barrio più recente e moderno la cui icona è sicuramente il famoso ponte di Calatrava, appena arrivati nel quartiere la pioggia aumenta però in maniera insostenibile al punto da costringerci in uno dei tanti locali che costeggiano i docks sul Rio de la plata. La sera, mentre gli amici di Avezzano partecipano a una cena istituzionale, noi decidiamo di andare al cinema Gaumont dove viene proiettato <em>Sangue verde</em> la pluri-premiata pellicola di Andrea Segre. Il film racconta dei fatti accaduti a Rosarno nel 2010 e, nonostante la sala non fosse proprio piena, genera una bella e intensa discussione di quelle che solo in un festival dei diritti umani si possono sentire. Chiudiamo la giornata alla Catedral del Tango un vecchio fienile recuperato e trasformato nella milonga più suggestiva di tutta Buenos Aires. La gente è tanta, la musica è sublime e i <em>tangeros</em> si incrociano sulla pista da ballo con la solita disinvoltura.</p>
<p>Il giorno successivo è quello della chiusura del festival ed è pertanto privo di veri e propri impegni. Giusto il tempo di fare colazione e siamo già in attesa di un cosiddetto “trenino della felicità”, che l&#8217;organizzazione del festival ci descrive come un carrozzone stile carnevale di Rio pieno di enormi peluche locos almeno quanto i ragazzi della Colifata. La verità la scopriamo dopo quasi un&#8217;ora di attesa: il trenino della felicita&#8217; non e&#8217; un trenino mal bensì un mini-bus addobbato da barca con tanto di rostro anteriore e animato da Winnie The Pooh e i suoi amici, un ambiente un po&#8217; troppo estremo per noi&#8230; Accantonata quindi “la barca della felicità” torniamo per l&#8217;ennesima volta a San Telmo dove ci gustiamo l&#8217;ultima cena a base di carne argentina insieme a tutta la delegazione italiana, una delizia per il palato anche se la dieta intensa a base di proteine degli ultimi giorni non ci permette di godere appieno di questo miele. La vera e propria sorpresa della giornata è il quartiere della “Recoleta” dove attorno al cimitero monumentale in cui si trova la tomba di Evita Peron e di tanti altri personaggi argentini, si sviluppa un mercatino artigianale decisamente interessante per fare gli ultimi regali. Attorno al mercatino è poi tutto un intrecciarsi di alberi all&#8217;ombra dei quali gli artisti di strada si alternano ad intrattenere i passanti.</p>
<p>Il tempo purtroppo corre e la nostra permanenza in argentina sta per giungere al termine, è infatti arrivato il momento delle premiazioni. <em>Con le ruote per terra</em> non era in concorso quindi per noi niente emozioni ma solo la curiosità di scoprire i film premiati di questa edizione. L&#8217;Hed Festival viene inaspettatamente incaricato di ritirare un premio in vece di uno dei cortometraggi vincitori, questo genera un certo imbarazzo anche perché il film viene dall&#8217;Angola e non ha niente a che fare con il task del Festival di Avezzano, ma questo, come si dice, è il bello della diretta. Il premio del pubblico e quello come miglior lungometraggio viene invece vinto da <em>Newen Mapuche, la fuerza de la gente de la tierra</em> film della regista Cilena Elena Varela che racconta la lotta degli uomini della terra (questo significa Mapuche), premio meritatissimo non tanto per la qualità tecnica del film ma per i contenuti forti e per la dedizione alla causa dell&#8217;autrice che per i propri ideali ha passato ben due anni in carcere, una punizione che da quel che vediamo non ha fatto altro che rafforzarla come testimonia l&#8217;espressione dolce e piena di dignità del suo viso.</p>
<p>Archiviate le premiazioni l&#8217;ultimo atto di questo viaggio non poteva che essere una fiesta a base di tango, pop e rock music. Ballo dopo ballo e cerveza dopo cerveza il momento di tornare in albergo e fare la valigia si avvicina irrimediabilmente. La nostalgia già sta facendo il suo lavoro e salutati gli amici argentini camminiamo per le strade del microcentro di Buenos Aires senza sapere che un&#8217;ultima avventura ancora ci attende. Arrivati in albergo prendiamo l&#8217;ascensore in sei, ma sarà la stanchezza, sarà qualche birra di troppo, non ci accorgiamo del limite di 4 persone che indica la targhetta. Beh il risultato è scontato, neanche 3 secondi e l&#8217;ascensore si blocca imprigionandoci al suo interno. Per fortuna nonostante un iniziale spaesamento non ci facciamo prendere dal panico, d&#8217;altronde la compagnia non ce lo permetterebbe, e in pochi minuti siamo di nuovo fuori. Non resta altro che andare a dormire, il viaggio verso casa sarà lungo e ci darà il tempo di riflettere su questa settimana davvero speciale a livello professionale ma senza alcun dubbio anche a livello umano.</p>
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		<title>I diari della carrozzina &#8211; Giorno 4 e 5</title>
		<link>http://www.hideout.it/2011/05/27/i-diari-della-carrozzina-giorno-4-e-5/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 11:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[carlo prevosti]]></category>
		<category><![CDATA[festival internazionale dei diritti umani 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra calcio, impegni istituzionali, film e tango, continua il viaggio dei nostri due registi alla scoperta dell'Argentina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full" src="http://www.hideout.it/wp-content/uploads/2011/05/i-diari-della-carrozzina-br-giorno-4-e-5_1.jpg" alt="Alcuni tangueros impegnati in una milonga" width="250" height="172" />Il quarto giorno di festival si sveglia umido per una leggera ma insistente pioggia autunnale, nulla di insolito a queste latitudini dove le stagioni sono ribaltate. La temperatura è scesa notevolmente ma poche gocce non ci fermano nella missione odierna: la perlustrazione e scoperta di uno dei barrios più famosi della città, La Boca. Chiunque abbia un minimo di nozioni calcistiche conosce la fama del Boca Junios, del suo mitico stadio a catino chiamato La Bombonera e il calore fanatico della curva 12, da tutti considerato il dodicesimo uomo in campo per la squadra di casa. A fare gli onori del quartiere si presenta la signora Rosaria, un metro e cinquanta di chiare origini italiane fasciata da una maglia giallo e blu, come a ribadire che per lei la La Boca è il suo mondo. Rosaria ci mostra tutte le facce di un quartiere che racchiude anime differenti, da angoli poverissimi e degradati come nel più arretrato dei paesi del Caribe, fino a case atelier di artisti del riciclo che da un garage per autobus hanno ricavato un loft da togliere il fiato al più modaiolo dei designer milanesi. All&#8217;ombra della Bombonera vivono contraddizioni incredibili, trappole per turisti (splendide in cartolina) come il Caminito ma che ti assalgono con finti spettacoli di folklore, sosia di Diego Armando Maradona con cui fare una fotografia ricordo e infiniti negozi di souvenir argentini e gadget del Boca. Guai a dire che sei del River Plate da queste parti. Il Caminito è in realtà ciò che resta delle vecchie abitazioni e dei magazzini portuali, il percorso sicuro dedicato ai turisti armati di ogni tipo di macchina fotografica è circondato da un dedalo di strade che a Napoli definirebbero sgarrupate. A pranzo veniamo ospitati dall&#8217;Unione de las Madres, un&#8217;associazione che lavora nel quartiere per animare e migliorare le condizioni di vita dei ragazzi, spesso poverissimi, che vivono da queste parti.</p>
<p>Il quinto giorno sia apre con un impegno istituzionale, accompagnamo la delegazione del Festival dell&#8217;Handicap e dei Diritti Umani di Avezzano all&#8217;ICE, l&#8217;istituto del commercio estero italiano a Buenos Aires. L&#8217;incontro ha come scopo quello di creare relazioni per una cooperazione concreta e lentamente si trasforma fino a diventare un discorso sui massimi sistemi che prevede un piano venticinquennale per modificare radicalmente la cultura argentina in tema di disabilità. Un lavoro necessario per una città come Buenos Aires che ancora oggi non possiede una sensibilità che in altre culture sarebbe data per scontata. Si pranza poi con Julio Santucho, presidente dell&#8217;associazione che organizza il festival argentino e poi una rapida visita all&#8217;Università del las Madres, luogo di incontro per le madri della Plaza di Mayo e per lo studio e la memoria della tragedia dei <em>desaparecidos</em>. Ci dividiamo per prendere il taxi in direzione San Telmo, Andrea è fortunato mentre Carlo trova un autista che lo porta a Palermo, dall&#8217;altra parte della città. Ringraziando la sorte, si gode quasi due ore di traffico sulle arterie principali della città, ormai certo che gli autisti siano sempre pronti a proporre giri panoramici pur di non scegliere la via più breve tra il punto di partenza e quello di arrivo. Alle 17 scappiamo in direzione del “Casal de Catalunya” dove parteciperemo alla Master Class condotta da Carles Bosch, documentarista candidato al premio Oscar con il film <em>Balseros</em> e in concorso oggi con un documentario dedicato all&#8217;altzheimer. Quattro ore intense e particolarmente difficili anche per via dei nostri innegabili problemi con la lingua, ma è pura suggestione. Bosch espone idee molto chiare sull&#8217;etica con la quale gira i suoi film. Con il procedere della charla sentiamo di condividere le basi del suo credo: semplicità nel racconto, verità davanti a tutto e cronologia degli avvenimenti come base da cui partire per raccontare la vida.</p>
<p>La giornata termina in una milonga tra <em>tangueros</em>, <em>panadas</em> e birra argentina. La passione per il tango in argentina è pari solo a quella per il <em>futball</em>. Sulle note di Astor Piazzolla coppie di ogni età si muovevano sinuose e sensuali sulla pista da ballo, sotto gli occhi estasiati e un pizzico invidiosi del pubblico in sala che non ne conosce i passi e i segreti. Per ora. Nella lunga camminata notturna verso l&#8217;albergo ci spieghiamo il motivo per cui le strade cittadine la sera si riempiano di rifiuti. E&#8217; il fenomeno dei cartoneros, persone delle classi più povere che rovistano tra l&#8217;immondizia alla ricerca di materiale da riciclo. Il risultato di questa singolare forma di raccolta differenziata è un maleodorante tappeto di sporcizia e rifiuti che, loro malgrado, un esercito di spazzini raccoglie dopo il passaggio di questo silenzioso popolo della notte. Ma è solo una delle mille contraddizioni di questa metropoli, forse quella che lascia maggiormente l&#8217;amaro in bocca.</p>
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		<title>I diari della carrozzina &#8211; Giorno 2 e 3</title>
		<link>http://www.hideout.it/2011/05/23/i-diari-della-carrozzina-giorno-2-e-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[carlo prevosti]]></category>
		<category><![CDATA[festival internazionale dei diritti umani 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua il percorso argentino dei nostri inviati Andrea e Carlo, questa volta alle prese con l'Escuela de la Mecanica Armada e con non più giovani fan in cerca di autografi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full" src="http://www.hideout.it/wp-content/uploads/2011/05/i-diari-della-carrozzina-br-giorno-2-e-3_1.jpg" alt="La locandina di Con le ruote per terra tra le bandiere argentine" width="250" height="172" /><em>Carlo Prevosti, vicedirettore di Hideout, è documentarista e autore insieme ad Andrea Boretti di Con le ruote per terra, film vincitore dello Sport Movies &amp; Tv, dell&#8217;Italian Sport Award e del Festival del Cinema dell’Handicap e dei Diritti Umani. Proprio grazie a quest’ultimo riconoscimento Con le ruote per terra si è conquistato il diritto di partecipare Festival Internazionale dei Diritti Umani di Buenos Aires. Carlo e Andrea ci raccontano il loro viaggio in Argentina giorno dopo giorno.</em></p>
<p>Festival richiama alla mente l&#8217;idea di festa, un&#8217;occasione per incontra gente, scambiare opinioni, mostrare il proprio lavoro in un clima amichevole e divertente. <strong>Essere ospite di un evento legato al mondo dei Diritti Umani però mette in confronto anche i suoi ospiti con realtà che spesso possono essere problematiche</strong>, non solo legate alle realtà raccontate dai film proiettati in sala. Accade così che insieme al resto della delegazione italiana partecipiamo a un visita all&#8217;ex Esma. Quelli che furono gli stabilimenti dell&#8217;Escuela de la Mecanica Armada, dove studiavano i giovani che avrebbero lavorato nella Marina e che durante la dittatura militare furono testimoni delle torture e della morte di oltre cinquemila giovani Desaparecidos. Pare incredibile che certe atrocità siano accadute in un luogo così vicino alla città, ma la sua presenza oggi, a due passi dal parco dove i Porteňos passano il sabato correndo e facendo sport nel verde, è fondamentale per mantenere la memoria di un terrorismo di stato che ha falcidiato un&#8217;intera generazione con la complicità di molti stati, anche europei. La follia potrebbe, a posteriori, essere considerata il filo conduttore della giornata festivaliera, solo poche ora dopo siamo alle porte del Borda, un ospedale psichiatrico dove da alcuni anni ha sede Radio La Colifata, una vera e propria emittente organizzata e gestita da volontari e dai locos dell&#8217;ospedale. L&#8217;atmosfera è surreale, palazzi fatiscenti fanno da cornice a una piazza alberata dove mentre i pazienti si alternano al microfono, altri preparano gli striscioni per una manifestazione che li porterà in centro di Buenos Aires per chiedere che anche i loro diritti vengano rispettati. Se nella piazza pare una festa, gli occhi silenziosi che osservano dietro le sbarre delle finestre dei monolitici reparti gelano il sangue tanto che qualcuno non regge alla situazione e preferisce tornare in strada.</p>
<p>Una giornata impegnativa, se confrontata con l&#8217;amabile passeggiata del pomeriggio precedente tra le bancarelle del mercato antiquario di San Telmo, dove siamo stati salvati dal buon Andrea Segre che ci ha allontanato da una trappola per turisti, guidandoci in una bettola dove abbiamo gustato il migliore panino col chorizo che possiate immaginare. Pochi metri quadrati di locale dove tra le mille foto e messaggi appesi sulle pareti da sconosciuti viaggiatori anche abbiamo lasciato il nostro segno con una locandina di <em>Con le ruote per terra</em> e una foto sfocatissima sul cellulare del nostro primo fan argentino. Dalle stalle alle stelle, la sera cena di rappresentanza a casa del primo Consigliere dell&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia, peccato che l&#8217;impegno diplomatico sia coinciso con la seconda proiezione del film. Dobbiamo così dividerci. Mentre Carlo è costretto a rimpinzarsi di finger food per questioni di stato, Andrea firma autografi a non più giovani argentine in delirio ancor prima di aver visto il film. <strong>Un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo</strong>.</p>
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		<title>I diari della carrozzina &#8211; Giorno 1</title>
		<link>http://www.hideout.it/2011/05/22/i-diari-della-carrozzina-giorno-1/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[carlo prevosti]]></category>
		<category><![CDATA[festival internazionale dei diritti umani 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro Carlo Prevosti, vicedirettore di Hideout e documentarista, ci racconta il viaggio in Argentina per presentare il suo documentario Con le ruote per terra, nel Festival Internazionale dei Diritti Umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full" src="http://www.hideout.it/wp-content/uploads/2011/05/i-diari-della-carrozzina-br-giorno-1_1.jpg" alt="Andrea e Carlo alla prima internazionale di Con le ruote per terra" width="250" height="172" /><em>Carlo Prevosti, vicedirettore di Hideout, è documentarista e autore insieme ad Andrea Boretti di Con le ruote per terra, film vincitore dello Sport Movies &amp; Tv, dell&#8217;Italian Sport Award e del Festival del Cinema dell’Handicap e dei Diritti Umani. Proprio grazie a quest’ultimo riconoscimento Con le ruote per terra si è conquistato il diritto di partecipare Festival Internazionale dei Diritti Umani di Buenos Aires. Carlo e Andrea ci raccontano il loro viaggio in Argentina giorno dopo giorno.</em></p>
<p>Quattordici ore di volo e si atterra a Buenos Aires, nemmeno il tempo di assestare il jet lag e il festival è già nel suo pieno. La città è dedalo di stradine a senso unico e di viali che sembrano autostrade, ovunque il traffico è caotico ma si respira, oltre al gas di scarico, l&#8217;atmosfera tipica delle città dove le culture si incrociano dando vita a un fervore elettrico. Ci piace pensare che <strong>la prima internazionale di <em>Con le ruote per terra</em> avverrà in una metropoli così viva e ricca di contraddizioni</strong>.</p>
<p>Per la proiezioni è stato scelto un teatro di un quartiere di periferia, all&#8217;apparenza poco ospitale, ma che troviamo <strong>inaspettatamente pieno di giovani</strong>. Ci arriviamo con uno scuolabus improponibile che sembra uscito da un film della Cuba castrista. Manca solo la musica di Compay Secundo. L&#8217;autista ci dice di non lasciare in vista la macchina fotografica, non è una bella zona, ma nel piccolo teatro siamo accolti in modo caldo come il caffè che ci offrono, accompagnato dagli immancabili churros. Le madri della Plaza de Mayo che abbiamo incontrato nel pomeriggio davanti alla Casa Rosada sembrano lontanissime, con la loro rituale manifestazione che da anni ogni giovedì pomeriggio ricorda gli oltre trentamila hijos desaparecidos.</p>
<p>Sui titoli di coda gli applausi ci dimostrano che nonostante undicimila chilometri di distanza e una lingua differente <strong>la storia che abbiamo voluto raccontare riesce a toccare l&#8217;animo degli spettatori</strong>. Finiamo la serata con una birra in un locale nostalgico dell&#8217;epoca di Peron, mentre un ritratto del Generale ci osserva inquietante dall&#8217;altro di una balaustra.</p>
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