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	<title>hideout &#187; alberto barbera</title>
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		<title>Venezia69. La mostra con il buco in mezzo. 30 agosto 2012.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Aug 2012 10:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Sagrati</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena sbarcati al Lido per la 69° Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia, sembra quasi di non essersene mai andati. Tutto è familiare: la navetta per arrivare al Palazzo del Cinema, le insegne, le facce, i bar affollati di gente munita di accredito, il caldo. Eppure è tutto diverso, a partire dal logo, che abbandona il rosso e si perde in un blu di diverse tonalità, fino alla sigla, affidata al bravissimo e sempre troppo poco conosciuto <strong>Simone Massi</strong>. Dettagli? Forse, ma non da poco, perché ci ricordano che quest&#8217;anno c&#8217;è <strong>un nuovo padrone di casa: Alberto Barbera</strong>.<br />
Appunto, tutto è familiare e tutto è diverso. Barbera infatti torna a 11 anni dalla sua ultima direzione e (non a caso?) sceglie di inaugurare la kermesse con <strong>il nuovo film d Mira Nair</strong> (<em>The Reclutant Fondamentalist</em>), ovvero la &#8220;sua&#8221; ultima vincitrice (<em>Monsoon Wedding &#8211; Matrimonio indiano</em>). E mentre fervono i preparativi dell&#8217;ultimora, il primo dettaglio che salta all&#8217;occhio è <strong>la copertura del buco</strong>: l&#8217;enorme voragine dove dovrebbe sorgere il nuovo palazzo del cinema rimasta all&#8217;addiaccio causa presenza di amianto, è contornata e abbellita da panchine ed erba sintetica. Dalle scale del Casinò l&#8217;effetto è accattivante e molto trendy, dal mare il buco è visibile e inquietante.<br />
Che sia una metafora di questa edizione? La Mostra con il buco in mezzo&#8230; Guardandosi intorno <strong>l&#8217;austerity è un must</strong> e la crisi sembra aver colpito un po&#8217; tutti, compresi gli (una volta ricchi) spazi degli <strong>sponsor</strong> meno propensi a feste (almeno nelle parole). E poi ci sono <strong>meno film, da scelta della nuova Direzione proprio per inseguire maggiore qualità ed evitare sprechi</strong>. Eppure l&#8217;impressione è che il cambio al timone sia stato deciso troppo tardi e la nuova squadra abbia dovuto lavorare &#8220;in fretta&#8221;. Lo si intuisce dai dettagli. I petali rossi di fronte al Palazzo (non avrebbero dovuto essere blu?), il Daily in italiano e non in inglese curato da due testate, fino alla scelta, appunto, di tagliare sul numero dei film. Certo, costa tutto meno, si sfruttano meglio i (pochi) spazi, ma il programma lascia intendere che posto per altri ci fosse (doppia proiezione per la stampa!).</p>
<p>E allora? <strong>Forse il problema è stato il tempo</strong>, poco in confronto al solito (la nuova era Barbera è stata confermata solo a fine gennaio) e si è cercato di fare il meglio possibile con quello che c&#8217;era a disposizione. Un fatto di cui siamo certi. Ma a tal proposito parleranno i film.<br />
Il cartellone c&#8217;è, il buco pure, e confidiamo che da qui all&#8217;8 settembre la nostra voragine da fame di cinema sarà colmata.</p>
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