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Una simpatica canaglia infernaledi Simone Penati
Hellboy

Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro
Fotografia: Guillermo Navarro
Montaggio: Peter Amundson
Musica: Marco Beltrami
Interpreti principali: Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, John Hurt
Produzione: Revolution Studios, Dark Horse Entertainment, Lawrence Gordon Productions
Distribuzione: Columbia TriStar
Origine : Usa, 2004
Durata: 122'
Colore


   Nato dalle fiamme dell’inferno durante la Seconda Guerra Mondiale, Hellboy è stato evocato sulla terra per portare il Male dal malvagio Rasputin. Salvato ed allevato dal professor Broom, capo dell’Ufficio Segreto per la Ricerca sul Paranormale, Hellboy è invece divenuto un’incredibile forza del Bene, sempre in lotta contro le entità che minacciano la quiete del mondo. Dopo lungo tempo dalla sua sconfitta, ora Rasputin è tornato per seminare distruzione, deciso a riportare il ragazzo infernale sulla strada della malvagità. Ma Hellboy non si manipola facilmente e, insieme ai suoi compagni Abe Sapiens (poteri telepatici) e Liz Sherman (poteri pirocinetici), cercherà di fermare i piani di conquista del redivivo tiranno. Ad ogni costo.

   
Hellboy arriva sul grande schermo dopo aver incantato milioni di appassionati di fumetti in tutto il mondo. L’opera originale di Mike Mignola ha saputo stupire grazie ad una storia intrigante e ad una realizzazione grafica innovativa e sopra le righe. Per non tradire l’essenza della fonte d’ispirazione della pellicola cinematografica, Del Toro si è affidato, per la realizzazione del film, proprio all’ideatore della creatura a vignette. Il risultato di questa collaborazione è un’opera piena di contraddizioni, dall’andamento altalenante.
   
   Per quanto riguarda i pregi di questo lavoro, dobbiamo citare innanzi tutto il notevole impatto visivo delle immagini mostrate: la ricostruzione degli ambienti, che presentano una perfetta alternanza tra gli interni barocchi e vittoriani e gli esterni moderni e metropolitani, ricrea atmosfere suggestive, cariche di fascino occulto da un lato e adrenalina tecnologica dall’altro. Notevole anche la computer grafica usata per riprodurre, tramite gli effetti speciali,
le sembianze mostruose di molti personaggi e la resa visiva dei loro poteri, con scelte cromatiche molto forti e decise, capaci di donare alla pellicola un’estetica particolarmente “fumettosa”. Il secondo punto di forza del lavoro di Del Toro risiede nel protagonista della vicenda: Hellboy, infatti, riesce ad accattivarsi le simpatie del pubblico ponendosi come un eroe forte e risoluto, apparentemente invincibile, ma capace di picchi ironici insospettabili. Immaginatevi un comico alto due metri, completamente rosso, con le corna spezzate per un desiderio d’integrazione sociale, che nei momenti di maggior pathos drammaturgico sia capace di sdrammatizzare con una semplice battuta l’intero contesto apocalittico/demoniaco che gli sta intorno! Geniale!
   
   Un po’ meno riuscito, invece, lo sviluppo del plot narrativo: sicuro e appassionante quando si appoggia sulla trama originale del fumetto, e in particolare nel racconto delle origini e della genesi del demone infernale,
il ritmo si fa invece più zoppicante nel momento in cui tenta di spiccare il volo dal nido creato da Mignola. I buoni spunti disseminati qua e là lungo la vicenda scemano col passare dei minuti; gli eventi iniziano a susseguirsi sulla falsa riga di un dejà vu cinematografico senza via di scampo; il finale potrebbe essere stato girato nei primi anni ’80 per quanto sembra datato ed abusato. Di certo lo spettatore non rimarrà in ansia per le sorti dell’umanità davanti al momento cruciale del film, poiché proprio la risoluzione del momento topico risulta essere la parte più scontata dell’intera vicenda. Un peccato, insomma, non essere riusciti a mantenere elevata la qualità drammatica di una pellicola che, altrimenti, avrebbe potuto riscuotere un grande successo di critica e di pubblico. Ma così non sarà…

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10