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Nello stile di Elle Woodsdi Silvia Poli
Una bionda in carriera

Titolo originale: Legally Blonde 2: Red, White & Blonde
Regia: Charles Herman-Wurmfeld
Sceneggiatura: Kate Kondell
Fotografia: Elliot Da Vis
Montaggio: Peter Teschner
Musica: Rolfe Kent
Interpreti principali: Reese Witherspoon, Sally Field, Bob Newhart
Produzione: Metro Goldwyn Mayer, Marc Platt Productions, Type A Films
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Origine : Usa, 2003
Durata: 95'
Colore


   Come fanno notare le sue amiche sfogliando un album di foto Elle avrebbe potuto diventare miss america, o miss mondo, se solo lo avesse voluto. Invece Elle ha deciso di iscriversi alla facoltà di Harvard ed è diventata un’importante avvocato in un prestigioso studio legale. Durante i preparativi per il suo matrimonio scopre che la mamma del suo adorato cane, Bruiser, è la cavia di un’azienda di cosmetici. Inorridita dalla cosa si batte perché cessino gli esperimenti sugli animali e per questo viene licenziata, ma continuerà la sua guerra a Washington.

   
Il modo migliore per poter apprezzare Una bionda in carriera è abbandonarsi, accantonare tutti i pregiudizi e lasciarsi portare da Elle nel suo mondo.
   Elle Woods è una Barbie intelligente.
   E’ sempre vestita di rosa, ha immancabilmente i capelli a posto ed è l’emblema del fashion, ma lo spettatore, anche se ride di lei, ma non la guarda mai con pena o vergogna, perché Elle è anche una ragazza ambiziosa, sveglia, abile e gentile, che ha fiducia nel mondo e nelle persone pur non essendo un’ingenua e che riesce sempre (o quasi) a tirare fuori da ognuno il buono che c’è. Reese Whiterspoon è perfetta in questa parte, perché riesce (e non era facile!) a non esagerare il suo personaggio, ed è grazie alla sua bravura che il pubblico si schiera dalla sua parte e fa il tifo per lei.
   Per quanto riguarda gli altri interpreti una nota di merito va alla bravissima (e due volte premio oscar) Sally Fields, che qui riveste i panni di una deputata di successo, astuta, affermata e perfettamente informata su manicure
, pedicure, maschere facciali e pulizie del viso, insomma, quella che Elle ritiene il suo modello di donna perfetta.
   
   Il film è un po’ trash e un po’ kitsch, spiritoso e senza grandi pretese: battute e gags un po’ più sciocche si accompagnano a trovate intelligentemente divertenti. Situazioni già viste in numerosi altri film (quel legame immancabile con il portiere dell’albergo, confessore di dolori e dispiaceri e inaspettato risolutore di gran parte dei problemi) si affiancano a trovate inaspettate (quali l’amore gay tra un cane nero grande come un torello e il piccolo Bruiser, il Chihuahua di Elle).
   L’impatto visivo è imponente: tutto è rosa, sempre e dovunque, questa è la parola d’ordine! Questa facciata plastica e colorata crea un effetto kitsch anni ottanta, riproposto nella sceneggiatura con stacchi e scene stile pop-art. Il risultato che ne esce è una moderna favola in plastilina.
   

   Tirando le somme bisogna ammettere che gli attori sono tutti bravi e adatti alla parte, anche se a volte i dialoghi sono poco più che elementari. Elle è un personaggio molto ben costruito, che era piaciuto tanto già nel primo film La rivincinta delle bionde, probabilmente perché con la giusta (anche se piccola) dose di realismo mitiga l’effetto fiabesco in modo da non risultare così zuccherosa da diventare stomachevole.
   Il film è assolutamente disimpegnato, ma recitato bene, accompagnato da una buona colonna sonora e da un taglio un po’ particolare. Le risate di certo non mancheranno.
   (Inutile sconsigliarlo a quel pubblico esigente che sa già che non è il suo genere)
   
   Curiosità: da ammirare il quadro di Andy Warhol nell’ufficio di Elle, in cui invece che esserci Marylin Monroe c’è il Chihuahua Bruiser!

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Anno 8 - n. 3 - 09/02/10