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Out of orderdi Simone Penati
Out of time

Titolo originale: Out of time
Regia: Carl Franklin
Sceneggiatura: Dave Collard
Fotografia: Theo van de Sand, ASC
Montaggio: Carole Kravetz Aykanian
Musica: Grame Revell
Interpreti principali: Denzel Washington, Eva Mendes, Sanaa Lathan
Produzione: Original Film, Monarch Pictures, Moritz, Franklin
Distribuzione: Medusa
Origine : USA, 2004
Durata: 105'
colore


   Matt (Denzel Washington) è il comandante della polizia nella cittadina di Banyan Key, in Florida. Gran lavoratore, tanto da essersi meritato il rispetto dei suoi colleghi e la stima dei suoi concittadini. Ma quando Banyan Key viene sconvolta da un atroce duplice omicidio, per Matt iniziano i guai. Man mano che vengono trovati degli indizi, tutti questi indicano lui come principale sospettato. Matt si trova a dover affrontare una corsa contro il tempo per risolvere il caso prima che gli altri scoprano che il principale indiziato è proprio lui. Deve sempre stare un passo avanti rispetto ai suoi stessi colleghi della polizia, e a tutti quelli di cui si fida, per tener lontano il proprio nome dalla lista degli indagati e per scoprire l’orribile verità. Ma il tempo stringe…

   
Il film del regista Carl Franklin si presenta ai botteghini con un cast d’eccezione. Un gruppo di attori capeggiato dal due volte premio Oscar Denzel Washington, vera punta di diamante della produzione. Paradossalmente, proprio il punto di forza del film, cioè la bellezza e la bravura degli interpreti, finisce per nuocere al corretto sviluppo della trama. Questo perché arrivati ad un certo punto, l’attenzione dello spettatore viene attratta maggiormente dalla bellezza esotica dei personaggi interpretati dai divi di Hollywood piuttosto che dall’evolversi della vicenda. Di certo, infarcire la pellicola di belle presenze o ammaliare lo sguardo dei fruitori con la stupefacente estetica dei paesaggi della Florida non comporta automaticamente il fallimento di un film;
il problema nasce nel momento in cui la coerenza narrativa si dimostra incapace di reggere il confronto con la valenza visiva delle immagini mostrate.
   
   Il racconto presenta dei momenti interessanti, soprattutto quando riesce ad uscire dal soffocante, afoso e terribilmente lento incipit iniziale, riuscendo a farci affezionare a quella simpatica canaglia del protagonista. Poco dopo, però, la trama inizia a scricchiolare, mostrandosi labile e poco credibile. La situazione del comandante Matt si presenta a dir poco disperata, senza via di fuga: per riuscire a districarsi dalla gabbia che rischia di chiudersi attorno a lui, è costretto a ricorrere a sotterfugi e furbizie di ogni sorta.
Purtroppo, gli escamotage ideati nelle varie occasioni, pur mantenendo sempre un minimo di coerenza, finiscono per minare la credibilità delle vicende. L’intento dichiarato del regista era quello di creare un’atmosfera carica di suspense ed apprensione, ma il risultato finale è del tutto differente: invece che preoccupazione ed ansia per la sorte del protagonista, emergono la comicità e l’ironia delle situazioni e la platea si ritrova a sorridere dinanzi ai trucchi di prestigio operati dal “mago” Denzel per salvarsi la pellaccia.
   
   Un film godibile, ben recitato, capace di donare ottimi scorci visivi e che, nel complesso, riesce a risultare divertente. Peccato che per un thriller questo non sia proprio un complimento.

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Anno 8 - n. 17 - 03/09/10