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Dall’epica del poema alla tragedia del filmdi Enrico Bocedi
Troy

Titolo originale: Troy
Regia: Wolfgang Petersen
Sceneggiatura: David Benioff, dal poema di Omero
Fotografia: Roger Pratt
Montaggio: Peter Honess
Musica: James Horner
Interpreti principali: Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom, Diane Kruger, Sean Bean, Brian Cox, Peter O'Toole, Brendan Gleeson, Saffron Burrows, Rose Byrne
Produzione: Warner Bros., Radiant Productions, Plan B Films
Distribuzione: Warner Bros.
Origine : Usa, 2004
Durata: 163'
Colore


   Davanti alle mura di Troia si combatte una guerra che deciderà le sorti del mondo antico: gli eserciti di tutti i re della Grecia stanno assediando la città, poiché il principe troiano Paride ha rapito Elena, la bellissima moglie del re spartano Menelao. Tra le fila dei greci, il più valoroso guerriero che sia mai esistito: il Mirmidone Achille.

   
Appena si riaccendono le luci, un urlo lacerante strazia il mio animo, proveniente dalle cavernosità recondite in cui per anni hanno riposato, avvolte da un’aura di rispetto e venerazione, le mie memorie dell’ Iliade. La visione del film, infatti, colpisce profondamente un mondo che, fin da bambini, in molti come il sottoscritto hanno amato appassionatamente.
   
   In oltre tremila anni poeti, scrittori e artisti di ogni genere si sono ispirati alle meravigliose vicende raccontate dal cieco aedo di Smirne, rendendogli omaggio con la loro opera; il regista Wolfgang Petersen, invece, si appropria indebitamente della storia, facendola a brandelli e reincollando a proprio piacimento gli episodi. Come se non bastasse, si inventa trovate patetiche quanto inverosimili, che riducono le gigantesche figure degli eroi a delle elleniche copie di Bruce Willis.
   Se non fosse per l’immortalità delle vicende narrate, infatti, il film sarebbe una banale pellicola d’avventura e di passioni ambientata nell’antica Grecia. I dialoghi sono disarmanti nella loro banalità, e la regia è di maniera, senza spunti di originalità; inoltre, nonostante l’eccessiva attenzione riservata alla figura di Achille
(il film si potrebbe titolare “Achille contro tutti”, poiché ogni avvenimento è in qualche modo collegato alla figura del Pelide), il regista non riesce ad offrirci un profilo adeguato dell’eroe. Dal punto di vista prettamente narrativo, non c’è un solo eroe che muoia nel modo descritto da Omero; per non smentirsi, Petersen riserva anche al povero Achille una fine alternativa, che avrebbe fatto rabbrividire l’eroe Mirmidone. Infatti, anziché morire in battaglia, coperto di sangue e di gloria, qui spira tra le braccia di una donna, con una lacrima che gli solca il viso. Orrore!
   Inoltre, i Mirmidoni, che nel poema sono i più valorosi guerrieri della Grecia, vengono qui rappresentati come un’orda di rozzi corsari al seguito di Achille.
   
   Tra le (troppo) poche note positive, le bellissime scenografie, naturali e non, di Malta, il modo in cui è stato realizzato l’epiteto “piè veloce” di Achille, e il profilo del personaggio Ettore; Ettore è infatti quello che più corrisponde alla versione omerica, e l’efficacia con cui è stato reso è probabilmente dovuta al fatto che egli è un personaggio molto attuale.
Infatti, il principe troiano è un eroe fragile, che ha paura della morte e ama la pace e la famiglia; è combattuto tra il senso del dovere e gli affetti personali, e questi conflitti lo rendono straordinariamente moderno.
   
   Onore di citazione merita la frase pronunciata da Achille poco prima di fronteggiare Ettore, perché rispecchia (in questo caso decisamente) lo spirito guerriero dell’eroe greco: “Non si fanno patti tra uomini e leoni”. Un po’ a effetto, ma efficace.
   
   Curiosità: un particolare che non si può fare a meno di notare, e che la dice lunga sul film, era scritto su una delle tante locandine apparse nei cinema e recitava: “TROY – Per amore”. No comment.

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Anno 8 - n. 17 - 03/09/10