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Amelie senza cuoredi Alberto Brumana
Tu mi ami

Titolo originale: Nowhere to Go But Up
Regia: Amos Kollek
Sceneggiatura: Amos Kollek
Fotografia: Ken Kelsch
Montaggio: Jeffrey Marc Harkavy
Interpreti principali: Audrey Tautou, Justin Theroux, Jenna Lamia, Cathy Curtin
Produzione: F.R.P., Forensic Films, Studio Canal
Distribuzione: Bim
Origine : Usa - Francia, 2003
Durata: 88'
Colore


   Val è una giovane francese che si trasferisce negli Stati Uniti per cercare il successo nel mondo del cinema. Come casa sceglie il giardinetto di uno sceneggiatore, ex premio Oscar, ma ormai in crisi di idee. Presto i due si conosceranno...

   
Amos Kollek ci ha abituati nel corso degli anni a una serie di commedie agrodolci spesso ben riuscite, il cui miglior esempio è forse Fast Food Fast Women (id., 1999). In questa nuova pellicola abbandona la sua attrice feticcio, Anna Levine, e allo stesso tempo il sottofondo pessimistico tipico dei suoi film, per realizzare una sorta di fiaba ottimista con protagonista Audrey Tautou.
   
   Negli ultimi anni il genere fiabesco ha avuto esempi anche molto alti nel cinema, a partire da Il favoloso mondo di Amelie (Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain, Jean-Pierre Jeunet, 2001), fino al recente Big Fish (id., Tim Burton, 2004). Ebbene, Tu mi ami non rientra in questa lista di piccoli capolavori, anzi risulta deludente e spesso stucchevole. L’idea di utilizzare Audrey Tautou nel ruolo della protagonista evidentemente non può che far pensare subito al film di Jeunet. Val, il personaggio che interpreta, è infatti una sorta di Amelie dopo una dose di acido lisergico.
Non sta ferma un secondo, cambia le vite delle persone che incontra e la gente si innamora di lei senza rendersene conto. Dove sta la differenza? Nel fatto che i personaggi di contorno di Amelie erano perfettamente tratteggiati, i luoghi e i tempi erano scelti e scanditi con maestria, mentre nel film di Kollek tutto appare frammentato, sembra promettere bene e invece tradisce nei momenti più importanti. Se per Amelie la vita era segnata dal destino, per Val e i suoi personaggi tutto avviene per caso, lasciando lo spettatore attonito e smarrito. Spesso anzi, come nel prefinale, i fatti avvengono in maniera così affrettata e senza un motivo apparente da chiedersi il perché dei primi ottanta minuti di film.
   
   Il tutto in fondo sembra una versione inversa di Cenerentola a Parigi (Funny Face, Stanley Donen, 1957).
In questo caso la Cenerentola è francese, ma va a vivere a New York. Se il film di Donen è un perfetto esempio di commedia americana, quello di Kollek rimane continuamente indeciso sulla strada da intraprendere, se quella della commedia, del film d’autore o di qualcos’altro che il regista aveva nella propria mente, ma che probabilmente è rimasto lì.
   
   Purtroppo non si salva nemmeno Audrey Tautou, che dopo alcuni ruoli che sembravano averla liberata dal personaggio di Amelie, si imbatte in uno stile recitativo quasi sempre troppo sopra le righe, che alla lunga risulta monotono. Meglio allora Jennifer Tilly, il cui personaggio viene però presto stereotipato e lasciato in un ruolo secondario.

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10