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Uno zombie movie di adrenalina pura!di Osvaldo Contenti
L'alba dei morti viventi

Titolo originale: Dawn of the Dead
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: James Gunn
Fotografia: Matthew F. Leonetti
Montaggio: Niven Howie
Musica: Tree Adams
Interpreti principali: Tyler Bates
Produzione: Strike Entertainment, New Amsterdam Entertainment Inc.
Distribuzione: United International Pictures
Origine : Usa, 2004
Durata: 97'
Colore


   I morti viventi invadono il pianeta... Un gruppo di superstiti si rifugia in un centro commerciale, ma gli zombi sono sempre più affamati.

   
Per i realizzatori de L’alba dei morti viventi dev’essere stata una scommessa assai ardua poter pensare di emulare con una sorta di rivisitazione di Zombi (Dawn of the Dead) l’enorme successo di pubblico e critica riscosso nel lontano 1979 dal film di George Romero. Per non parlare dei possibili, insidiosi confronti col classico dei classici, La notte dei morti viventi, sempre targato Romero, che in un tenebroso quanto artigianale b/n spopolò nel ’68 fino a diventare pietra miliare del genere horror.
   Eppure, basta assistere ai primi, sferzanti, bellissimi, adrenalinici, parossistici cinque minuti del film di Snyder per constatare che tale scommessa è stata vinta con scioltezza e a pieno merito. E non solo perché i botteghini Usa danno al remake un’ampia spanna di vantaggio nientemeno che sullo “zombie neotestamentale” del The Passion di Mel Gibson, ma perché il film sa davvero innovare il sottogenere horror
degli “zombie movie” che, malgrado la natura dei suoi protagonisti, sembrava ormai spacciato e senza possibilità di risorgere.
   
   Il merito di questa prodigiosa rinascita è facilmente ravvisabile in tre principali direttrici del film: 1. Il superamento del semplice concetto di remake, con l’obiettivo di reinventare e attualizzare al massimo l’idea originale di Romero (sul solco di opere magistrali come La cosa di Carpenter e La mosca di Cronenberg); 2. La velocizzazione non solo delle riprese (Snyder viene dal mondo degli spot), ma al contempo quella dei movimenti degli zombie, che, a parte il ciondolare dei momenti di stasi, al culmine dell’aggressione contro gli umani acquistano una velocità soprannaturale, adeguandosi ad uno stile post Matrix che incontra molto i gusti del pubblico moderno; 3. L’accentuazione del substrato ironico inserito già da Romero a suo tempo,
ma dove la sottile metafora che irride il consumismo (tutto o quasi succede in un centro commerciale) viene valorizzata all’interno di un plot caratterizzato da un solido intreccio di storie tra i personaggi principali.
   
   Notevoli, poi, le novità. A partire dalla ragazza incinta che potrebbe partorire… vi lascio immaginare cosa. Passando per un superstite assediato dagli zombie che dal terrazzo di casa gioca a scacchi con un poliziotto ingabbiato nel centro commerciale. Chiudendo, proprio nei titoli di coda (non perdeteli!), con una specie di montaggio stile videoclip che la dice lunga sulle indubbie capacità di Zack Snyder. Un vero talento da tenere sotto stretta osservazione per i prossimi film, perché se il buongiorno si vede dall’alba…

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Anno 8 - n. 3 - 09/02/10