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Sensodi Fabia Abati
Dopo mezzanotte

Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario
Fotografia: Dante Cecchin
Montaggio: Claudio Cormio
Musica: Banda Ionica, Daniele Sepe, Fabio Barovero
Interpreti principali: Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Fabio Troiano, Francesca Picozza, Silvio Orlando
Produzione: Rossofuoco
Distribuzione: Medusa
Origine : Italia 2003
Durata: 90'
Colore


   Martino è il custode della Mole Antonelliana. Passa le notti a vedere vecchi film muti, conosce ogni segreto del magico edificio che ospita il Museo del Cinema.
   Amanda viene dal quartiere della Falchera, lavora in un fast-food. Una sera si ritrova a dover scappare dalla polizia dopo aver aggredito il proprio capo al lavoro, e finisce per rifugiarsi proprio nella Mole…


   
Martino non parla molto, anzi, dice solo le parole che sono strettamente necessarie. Quando Amanda capita nella Mole Antonelliana non le chiede spiegazioni e l’unico suo commento è un semplice “Va bene”.
   Dopo mezzanotte intrattiene un particolare rapporto di senso con le immagini e con le parole. Martino ribadisce continuamente che il senso sta nelle immagini, e il film stesso è il corpo dimostrativo di questa tesi: Ferrario, oltre a citare esplicitamente in più passaggi i film di Buster Keaton, ricorre al linguaggio cinematografico tipico del cinema muto: così basta un’iris che si chiude su l’Angelo e Barbara per lasciar intendere che i due passeranno una notte di intimità.
   
   Martino ama il cinema dei Lumières, quello che fa vedere “le cose così come sono”; in molti punti lo stesso Ferrario compone delle vere e proprie vedute lasciando che la vita scorra,
o stia semplicemente ferma, davanti alla camera fissa, come quando Martino va a trovare il nonno (e anche lì non è che si spendano molte parole).
   Il vero gioiello di Dopo mezzanotte è il film che Martino mostra ad Amanda: ancora una volta il senso è affidato alle immagini, ma le vedute del cinema primitivo sono affiancate a delle immagini moderne. Nel film di Martino il montaggio è origine di senso, ma con un messaggio in più per noi spettatori: il cinema muto è universale, trascende il tempo ed è capace – forse è addirittura essenziale – di interpretare la realtà di oggi. Il cinema si nutre della realtà per raccontare storie, e contemporaneamente racconta tutte le storie che potranno accadere: il triangolo Martino-Amanda-l’Angelo è informato del triangolo truffautiano,
e lo spettatore può chiaramente prevedere che avrà una fine non molto diversa.
   
   Il senso sta nelle immagini, eppure Dopo mezzanotte non può fare a meno della parola. La voce off (Silvio Orlando) ci racconta chi sono Martino, Amanda e l’Angelo, ci rivela aspetti che in altro modo non potremmo conoscere. Soprattutto si diverte a indugiare su che cosa sono il cinema, i personaggi, le storie, gli spettatori. Quasi ci impedisce di abbandonarci completamente al flusso delle immagini, ricordandoci che siamo in quel mondo sospeso che è il cinema. Aggiunge insomma un ulteriore livello di senso al film, ne ispessisce i significati. L’immagine è gravida di senso, la parola riflette sul senso dell’immagine.
   
   
   • Vai all'intervista al regista Davide Ferrario

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10