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Il desiderio rappresentatodi Francesca Bertazzoni
La ragazza con l’orecchino di perla

Titolo originale: The girl with a pearl earring
Regia: Peter Webber
Sceneggiatura: Olivia Hetreed, dal romanzo di Tracy Chevailier
Fotografia: Eduardo Serra
Montaggio: Kate Evans
Musica: Alexandre Desplat
Interpreti principali: Colin Firth, Scarlett Johansson, Tom Wilkinson, Judy Parfitt, Cillian Murphy, Essie Davis
Produzione: Archer Street Productions, Delux Productions, Film Fund Luxembourg, Pathé Pictures Ltd., UK Film Council, Wild Bear Films
Distribuzione: Mikado
Origine : Gran Bretagna, Lussemburgo, 2004
Durata: 95'
Colore


   Nel 1886 nella casa del pittore Vermeer arriva una nuova serva. Diventerà la ragazza con l’orecchino di perla, attraversando i desideri di molti, condensando la realtà nella rappresentazione pittorica.

   
La camera oscura in scena. Vermeer fu uno dei primi a utilizzare questa nuova tecnologia in pittura: attraverso la camera oscura l’immagine da riprodurre entrava nella cassetta, con una precisione e un realismo che la pittura non era mai stata in grado di raggiungere. Vermeer dice che la camera oscura aiuta a decidere cosa pitturare. L’occhio umano si è dotato di uno strumento ottico, di una lente che riproduce la realtà rendendola ancor più significativa, perché la isola attraverso il buio intorno.
   È così che il cinema agisce, un insieme di mezzi che rendono particolare ogni inquadratura, la rendono significante in tutto e per tutto, ritagliando dal piano sequenza ininterrotto del vivere quotidiano pezzi di messa in scena essenziali. E così lavora anche Vermeer: il suo occhio è sempre rivolto alla sua opera, al desiderio della creazione, di rendere essenziale e unico il suo quadro estratto dalla realtà. Una figura estrema d’artista, colui che vive solo per creare, che usa chiunque gli stia intorno, dalla serva alla moglie, per la sua soddisfazione. E il desiderio si muove nel film e muove il film stesso, il desiderio di dipingere, la sensualità dei colori entra ed esce dai quadri verso la vita e viceversa. Produrre e riprodurre, creare e procreare, la danza tra corpo e mente è frenetica e confusa, perché il bisogno di dipingere ha la stessa forza
feconda del desiderio carnale.
   
   Ma non è verso la serva che si scagliano il desiderio di Vermeer e l’odio della moglie, bensì verso il quadro che la ritrae: la signora Vermeer lo considera osceno, lo vuole sfregiare perché emana desiderio, una voluttà forte verso l’oggetto rappresentato, il volto di una giovane isolato e quindi reso così significante dal buio intorno alla sua figura. Il pittore, da parte sua, risucchia l’intelligenza, la bellezza, la curiosità della serva dagli occhi grandi senza sfiorarla, brutalmente, forse, la usa per il suo piacere, per il suo bisogno di dipingere. Alla fine le buca l’orecchio per appenderci l’orecchino di perla: sangue e purezza, un’immacolata deflorazione. Il desiderio è entrambe le cose, dolore e eternità, una ferita da cui ogni cosa nasce.

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10