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| Chi non lavora non fa l’amore | di Lorenzo Lipparini
| | La grande seduzione |
 | Titolo originale: La grande séduction Regia: Jean Francois Pouliot Sceneggiatura: Ken Scott Fotografia: Allen Smith Montaggio: Dominique Fortin Musica: Jean-Marie Benoit Interpreti principali: Raymond Bouchard, David Boutin, Benoît Brière, Bruno Blanchet, Pierre Collin, Lucie Laurier, Rita Lafontaine. Produzione: Roger Frappier, Luc Vandal Distribuzione: BIM Origine : Canada, 2003 Durata: 108' colore
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La presenza di un medico sull’isola è la condizione posta agli abitanti di Saint-Marie La Mauderne per l’apertura di una nuova fabbrica, sollievo per la disoccupazione galoppante. Serve una mobilitazione generale.
trattare il tema della disoccupazione è questa volta un film canadese, dopo gli autorevoli precedenti costituiti dal francese I lunedì al sole (Los lunes al sol, Fernando León de Aranoa, 2002) e dal capostipite inglese Full Monty (The Full Monty, Peter Cattaneo, 1997). La pesca non sembra più rappresentare un settore concorrenziale e così si apre la sfida per la riconversione. La fatica del lavoro, la ritualità negli orari, l’assenza di tempo libero sono tutte condizioni incredibilmente rimpiante quando improvvisamente vengono a mancare. La sensazione di completezza, di realizzazione e di sicurezza date dal posto di lavoro vengono in fretta sostitute dal malessere, che prende la forma del consumo spropositato di birra, della barba lunga e incolta, dello spaesamento.
Sembra che la prima vittima della disoccupazione sia la solidità del rapporto di coppia. Quando i pensieri sono tanti, la voglia di dedicare attenzione al partner è l’ultima delle preoccupazioni. Le occasioni di litigio innumerevoli, l’amore rimandato a tempi migliori.
Reinventarsi una professione non è facile, ma lo è ancora meno se per farlo si è costretti a trapiantare le proprie radici e abbandonare il proprio paese. Specie se si tratta di un posto incantato come il villaggio di Saint-Marie La Mauderne, arroccato in mezzo all’oceano tra scogli e prati spazzati dal vento. Difficile piegare la fierezza e la cocciutaggine di generazioni di pescatori, seppure sviliti dall’inconsistenza di un sussidio di disoccupazione che “finisce in 15 giorni, ma non esaurisce in un mese la vergogna che porta con sé”.
Non è comunque il caso di metterla sul drammatico, e il regista ci ricorda che anche con una commedia spiritosa si possono affrontare temi complessi.
Arriverà un dottore, speranza per la comunità. La quale, nella sua interezza, organizza un impressionante lavoro di gruppo per convincere l’istruito professionista cittadino ad apprezzare le peculiarità del villaggio marittimo e restare in modo permanente. Certo oggigiorno è difficile pensare di vivere senza cellulare, parabola, discoteche, e sballi, ma la sana autenticità di persone forse poco istruite ma orgogliose e profonde è forse più di un sostituto a tutto ciò.
Il sollievo, dopo un corteggiamento lungo un mese, sarà riuscire nell’impresa e ritrovare lavoro e quindi felicità.
Il sollievo, in fin dei conti, è poter tornare a gustare in serenità una sigaretta dopo l’amore.
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