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AAA cercasi giuratidi Raffaele Elia
La giuria

Titolo originale: Runaway jury
Regia: Gary Fleder
Sceneggiatura: Brian Koppelman & David Levien, Rick Cleveland, Matthew Chapman
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: William Steinkamp
Musica: Cristopher Young
Interpreti principali: John Cusack, Gene Hackman, Dustin Hoffman, Rachel Weisz, Jennifer Beals
Produzione: Mojo Films, Regency Picyures
Distribuzione: 20th Century Fox
Origine : Usa, 2003
Durata: 128’
colore


   Una vedova di New Orleans cita in giudizio un consorzio di produttori di armi che ritiene colpevole per la morte del marito rimasto ucciso durante una strage compiuta nel suo ufficio da un ex dipendente licenziato che aveva acquistato con troppa facilità una potente arma da fuoco. In aula si fronteggeranno un avvocato idealista e un consulente della difesa privo di scrupoli. Per entrambi, però, è in serbo una sorpresa: l’entrata in gioco di un terzo misterioso contendente.

   

   Un best-seller a sfondo giudiziario che “sfugge alle regole convenzionali del genere, una storia di moralità e ambiguità” come l’ha definita il regista Gary Fleder, già apprezzato a Hollywood come autore di film polizieschi, d’azione e commedie noir. Dopo l’immancabile prologo domestico filmato in super 8, il film comincia sul serio anche se lo stile di ripresa appare eccessivamente aggressivo con una mdp troppo mobile, un montaggio serrato e ingiustificate variazioni della messa a fuoco che disturbano la visione. Poi la regia si pone al servizio di una storia avvincente che ci introduce nell’incredibile mondo della selezione dei giurati. L’idea di cambiare il tema del processo, una denuncia contro dei fabbricanti di armi, rispetto al romanzo in cui l’industria incriminata era del tabacco, si è rivelata attuale e sensibile al senso dello spettacolo che Fleder non smarrisce fino alla fine.
   

   Recitazione di alto livello
   Nel film il confine tra buoni e cattivi è labile come raramente accade nel cinema americano; Gene Hackman,73 anni portati splendidamente ed una recitazione che non finisce mai di incantare, è un sedicente “consulente per le giurie” a cui piace l’odore delle aule giudiziarie e che disprezza il cittadino medio non ritenendo che abbia il diritto e la capacità di giudicare un suo simile. Dustin Hoffman interpreta in maniera intensa l’avvocato dell’accusa; due grandi star a cui gli sceneggiatori hanno riservato una scena straordinaria dal punto di vista drammaturgico, prevedendo un loro incontro, per la prima volta su un set dopo 46 anni di amicizia, nei bagni del tribunale. Un momento altissimo di cinema, uno scontro tra due mondi e un piccolo trattato sulla natura umana ma anche una lezione di recitazione tenuta da due attori diversi ma caratterizzati dalla “stessa tenacia nel cercare l’autenticità” come ha detto Hoffman. A loro si aggiunge un altro personaggio chiave, il giurato n. 9 che complicherà la sfida, interpretato con grande abilità in tutte le sue sfumature ironiche e drammatiche da John Cusack.
   

   Luoghi-personaggio
   Il tema del film, la perfidia con cui è trattato dal punto di vista psicologico e antropologico e gli interrogativi etici che solleva rimandano al suo diretto antenato, La parola ai giurati (Sidney Lumet, 1957) uno dei primi “legal thriller” tuttora insuperato in bellezza e incisività. Tra i protagonisti occorre citare anche New Orleans, la città degli eccessi, il suo decadente e fascinoso quartiere francese e l’aula del tribunale ricostruita su un set mobile per rendere possibili inquadrature avvolgenti in cui contenere giuria, avvocati e giudice, che si sono rivelati palcoscenici ideali per la messa in scena.
   
   Curiosità: Gene Hackman e Dustin Hoffman negli anni 50’ erano studenti alla Pasadena Playhouse e Hoffman dormiva a casa di Hackman e la moglie quando, ancora “sconosciuti e non di bell’aspetto” aspettavano l’occasione giusta. In questo film, recitano insieme per la prima volta.
   
   Tra i produttori del film figura Christopher Mankiewicz, figlio di Joseph regista di Eva contro Eva e nipote di Herman L. che partecipò con Orson Welles alla sceneggiatura di Quarto potere.

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10