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 in sala  

Prigione quotidianadi Francesca Bertazzoni
La macchia umana

Titolo originale: The human stain
Regia: Robert Benton
Sceneggiatura: Nick Meyer, dal romanzo omonimo di Philip Roth
Fotografia: Jean Yves Escoffier
Montaggio: Christopher Tellefsen
Musica: Rachel Portman
Interpreti principali: Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Jacinda Barrett
Produzione: Gary Lucchesi, Tom Rosenberg, Scott Steindorff
Distribuzione: 01 distribution
Origine : Usa, 2003
Durata: 106'
Colore


   Coleman Silk è un insegnante di lettere classiche che viene cacciato dall’istituto perché ritenuto ingiustamente colpevole di razzismo. Coleman, morta sua moglie, si trova solo a fare i conti con il suo passato e con una bugia segreta sulla quale ha costruito tutta la sua vita. Insieme all’infiammabile Faunia Farley, di trent’anni più giovane di lui ma con un passato forse più penoso di Coleman, l’insegnante proverà a cercare dopo anni la verità in se stesso.

   L’eroicità è qualcosa che non appartiene all’America. Le appartengono invece il dolore e la prigione. Trapassa dalle sbarre della gabbia del corvo al quale la Kidman dice: “Sposami”. L’America del 1998, in periodo di fellatio clintoniane, dibatte su cosa è politicamente corretto non facendo altro che sfoderare tutto il suo bigottismo. Le pagine si sfogliano dagli anni ’40 ai giorni nostri con lo stesso tono cupo e asfissiante, con il medesimo bisogno di conformarsi che appiattisce la natura umana.
   Poi, un uomo e una donna si incontrano perché sono disperati, perché entrambi sono esausti di scappare, mentire, non essere se stessi. Faunia e Coleman sono personaggi estremi: lei distrutta dalla vita, che forse ha contribuito a distruggere per annullare se stessa, lui un nero con la faccia bianca come un giglio. Una relazione politicamente scorretta, fuori età, oltre le capacità sessuali di lui, oltre la disponibilità all’amore di lei. La speranza che rimane alla fine è quella di poter aprire la gabbia almeno un po’ e, come una folata d’aria, lasciare che anche altre gabbie si aprano.
   
   Curiosità: Philip Roth è considerato una punta di diamante nel panorama letterario americano contemporaneo. Nel 1998 vince il Pulizer con Pastorale americana. Poi arrivano Ho sposato un comunista e La macchia umana, una sorta di trilogia sulla storia dell’intera nazione americana.

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10