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Dead mendi Fabia Abati
C’era una volta in Messico

Titolo originale: Once upon a time in Mexico
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Robert Rodriguez
Fotografia: Robert Rodriguez
Montaggio: Robert Rodriguez
Musica: Robert Rodriguez
Interpreti principali: Antonio Banderas, Salma Hayek, Johnny Depp, Mickey Rourke, Enrique Iglesias
Produzione: Miramax, Columbia Picture Corporation, Los Hooligans Production
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Origine : Messico 2002
Durata: 97'
colore


   L’eroe messicano El Mariachi viene contattato da Sands, agente della CIA, per sorvegliare Barillo, capo di una banda di narcotrafficanti che sta progettando un colpo di Stato. L’intento di Sands è permettere a Barillo di uccidere il Presidente della Repubblica Messicana, ma non lasciargli prendere il potere.

   
Non è solo il titolo a ricordarci i capolavori di Sergio Leone. Come nell’ultimo film del grande maestro, il passato si insinua nel presente passando per la porta della memoria, creando un unico flusso temporale indistinto, vissuto dal protagonista El Mariachi. I personaggi si appiattiscono e si tipizzano nella maschera, si definiscono in un tratto distintivo: la chitarra sembra connotare Banderas come il sigaro fece con Clint Eastwood, ma anche i compagni di El Mariachi vengono presentati attraverso una caratteristica: lo scopatore e il beone.
   Forse Rodriguez aggiunge nella figura di Sands (e le fan stiano tranquille: non rimarranno deluse da Johnny Depp) una riflessione sul significato della maschera. Astuto come Ulisse, affabulatore e, soprattutto, Camaleonte, Sands vince gli avversari nel travestirsi,
nel cambiare identità, nel mutare la propria maschera (e come in face/off si ragiona sul rapporto sembianza/essenza). Ironia della sorte, verrà accecato. E nonostante tutto se la caverà fino all’ultimo proprio perché, a differenza dei suoi nemici, conosce la mutabilità della maschera, della sembianza, e sceglierà di affidarsi al proprio udito piuttosto che alla vista di un ragazzino.
   Che cosa c’è, allora, sotto la maschera dei personaggi? Degli uomini morti. El Mariachi si dichiara morto ben due volte, perché la sua esistenza non ha più gioia da quando è morta la sua famiglia (forse, più simbolicamente, la donna). Molti altri moriranno, il destino di morte sembra avvolgere tutti e colpire senza pietà. La maschera diventa allora teschio nel giorno dei morti,
non a caso scelto come giorno per effettuare il golpe (la morte dello stato e della democrazia).
   Ancora ironia della sorte, Rodriguez sembra inscrivere nel film una critica al film stesso. Che, come Johnny Depp, si crogiola nel prendere e mescolare le sembianze di tanti film e generi, senza definire però un’essenza precisa, diventando un melting pot piroettante ma senza consistenza. Film affabulatore, che si perde nel discorrere di se stesso e del cinema, lascia intravedere costruzioni teoriche mirabolanti ma labili e inconsistenti come castelli di carta, costruiti sulla sabbia.
   Un film che ricorda un cinema glorioso, ma senza saper aggiungere alla memoria una novità vitale. E, forse per questo, destinato a languire.

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10