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Tempi moderni?di Fabia Abati
Cantando dietro i paraventi

Titolo originale: Cantando dietro i paraventi
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Montaggio: Paolo Cottignola
Musica: Han Yong
Interpreti principali: Bud Spencer, Jun Ichikawa, Makoto Kobayashi
Produzione: Luigi Musini e Roberto Ciccutto Per Cinemaundici e Rai Cinema Italia, Pierre Grise Production
Distribuzione: Mikado
Origine : Italia 2003
Durata: 100'
colore


   L’ammiraglio Ching viene incaricato dal governo cinese di combattere la pirateria dei mari. Dopo qualche tempo viene assassinato con del veleno. La vedova Ching decide allora di vendicarsi del marito dandosi alla pirateria, finché l’immensa flotta dell’imperatore le tende un assedio…

   C’era una volta…
   

   Sono poche le formule letterarie che, in così poche parole, sanno aprire una porta su un mondo sterminato di suggestioni, personaggi, storie. Parole che evocano un passato senza tempo e uno spazio da isola-che-non-c’è.
   È molto difficile, forse addirittura impossibile, trovare una formula iconografica che racconti un universo simile. L’alone fiabesco che si respira nel film di Olmi soffia infatti da molte direzioni. C’è innanzitutto la cornice della storia nella storia, l’idea del teatro filmato con cui si apre il film e che induce a una riflessione sulla narrazione. Ci sono i corsari, le loro avventure degne di essere raccontate ai bambini di ogni epoca e nazione.
   Soprattutto c’è un paese come la Cina, carico sulle sue spalle di una mitologia che ciclicamente è tornata a brillare agli occhi dell’Occidente. Un mito che trova la sua forza nella lontananza geografica, nelle tradizioni tramandate dai tempi più antichi. La Cina si carica di un potere suggestivo che la colloca in un non-tempo, simile a quello delle fiabe. Si percepisce una storia d’altri tempi.
   L’ordine che soggiace al mondo cinese appare fatto da antiche regole, da codici immutati e immutabili. La forza della vedova Ching si genera dall’atto sovversivo di invertire i ruoli rigidamente attribuiti alla donna e all’uomo, prendendo il posto del marito. La decisione della donna ha il sapore dell’emancipazione femminile, di una conquista di libertà: una donna si cimenta nel mestiere delle armi, solitamente attribuito a un
uomo. In realtà l’azione della vedova Ching sbilancia anche dei significati culturali profondi: la donna si fa portatrice di un messaggio di guerra. Venere prende il posto di Marte.
   Come nel Mestiere delle armi si ragiona sul binomio guerra-modernità. Ma Johanni delle Bande Nere affrontava una guerra moderna con i mezzi e le tecniche di una guerra antica, dunque la guerra pervadeva sia l’antichità che la modernità; qui invece la guerra pare associata a ciò che è nuovo, alla scelta rivoluzionaria della vedova Ching. In realtà l’opposizione guerra-modernità vs pace-tradizione non è rigidamente manicheista: la nave a vapore su cui si trova il Figlio del Sole trasporta un messaggio di pace (anche se potrebbe essere impiegata per un’azione bellica).
   La riconciliazione vola eterea sulle ali di un aquilone, ancora una volta in nome di tradizioni antiche. Ma ci piace pensare che – adesso come allora – il messaggio di pace sia la vera rivoluzione.
   
   • Vai alla recensione di Il mestiere delle armi
   

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10