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| Vorrei essere un Autore ma… | di Giacomo Freri
| | Ballo a tre passi |
 | Titolo originale: Ballo a tre passi Regia: Salvatore Mereu Sceneggiatura: Salvatore Mereu Fotografia: Renato Berta, Tommaso Borgstrom, Renato Bravi, Nicolas Frani Montaggio: Paola Freddi Interpreti principali: Caroline Ducey, Yael Abecassis, Michele Carboni Produzione: Eyescreen Distribuzione: Eyescreen, Lucky Red Origine : Italia, 2003 Durata: 107’ Colore
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Quattro storie, una per ogni stagione, legate al mondo della Sardegna. Primavera: quattro bambini scoprono il mare, mai visto prima di allora. Estate: un giovane pastore sardo incontra una ragazza francese, da cui viene iniziato al sesso. Autunno: una giovane suora torna al paese natale per partecipare al matrimonio di una cugina e prova un sussulto di malinconia di fronte alla famiglia in festa. Inverno: un uomo solo ed anziano porta a casa una prostituta, ma prima di consumare l’amplesso muore, per poi ricongiugersi felicemente con i suoi cari e gli altri personaggi del film.
L’impressione, vedendo il film, è che Mereu abbia voluto strafare alla sua prima prova. Troppi registri diversi mescolati tra loro, troppa presunzione nel voler fare poesia e nel voler dimostrare la propria originalità e fantasia (quando in realtà entrambe le qualità mancano).Il film è suddiviso in quattro episodi, ognuno dei quali porta il nome di una stagione, riferita all’indole dei protagonisti che compaiono in essi: in primavera un gruppo di bambini alla scoperta del mondo; in estate un giovane che scopre il sesso; autunno la figura della suora raccolta e timorosa; ed infine, in inverno un uomo anziano che va incontro alla morte. La prima storia ha un’impronta decisamente realista, sottolineata dalla scelta di far parlare i personaggi in sardo con i sottotitoli in italiano ed forse l’unica che si salva. Se l’intento del film era quello di parlare della Sardegna e della sua gente, qui Mereu sembra riuscirci.Ma poi, purtroppo, si perde completamente. Il giovane pastore sardo e praticamente muto, iniziato al sesso dalla giovane e bella francese arrivata misteriosamente sull’isola con un piccolo aereo, è quasi irritante. E la scena dell’amplesso consumato tra gli aspri monti sardi, fa quasi ridere (l’urlo liberatorio e animalesco del pastore poteva veramente risparmiarcelo…) La figura della giovane suora, incerta tra la sua vocazione e una vita “normale”, è stravecchia e ritrita. La festa di matrimonio a cui partecipa, interrotta dal diluvio sa troppo di Kusturica (e indirettamante di Fellini) e stona decisamente all’interno di una vicenda che dovrebbe toccare un tema così intimo.L’ultima storia, sicuramente la più debole, si conclude con l’imbarazzante e fuori luogo viaggio nell’aldilà in cui l’uomo appena morto incontra tutti i personaggi delle storie precedenti (al primo film Mereu si prende già decisamnte troppo sul serio…). Insomma, i quattro episodi risultano, alla fine, slegati tra loro, senza una solida idea di fondo, un filo rosso che li unisca veramnete, sia a livello stilistico che tematico. Mereu parte come un neorealista e conclude scopiazzando Fellini: mossa decisamente rischiosa, e poco riuscita.
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