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Isola tempestatadi Dario Figoli
Lucía y el sexo

Titolo originale: Lùcy y el Sexo
Regia: Julio Medem
Sceneggiatura: Julio Medem
Fotografia: Kiko de la Rica
Montaggio: Iván Aledo
Musica: Alberto Iglesias
Interpreti principali: Paz Vega, Tristán Ulloa, Najwa Nimri, Daniel Freire, Elena Anaya, Javier Cámara
Produzione: Fernando Bovaira, Enrique López Lavigne
Distribuzione: Fandango
Origine : Francia/Spagna, 2001
Durata: 128'
Colore


   Lucia, una giovane cameriera di un ristorante al centro di Madrid, quando scopre la probabile drammatica fine del suo fidanzato, uno scrittore con il quale viveva da sei anni, si rifugia in un'isola tranquilla e isolata del Mediterraneo. Qui, in un'atmosfera splendente, piena di sole ed aria pura, Lucia scopre gli aspetti piu' oscuri del suo passato di coppia, come se fossero i passi proibiti di un romanzo che adesso l'autore, grazie alla lontananza, le permettesse di leggere.

   
La storia si svolge tra Madrid, quasi sempre avvolta nell’ombra, e Formentera, inondata di luce e colori brillanti. Una scelta, quella della sovresposizione nell’isola, che fa supporre nell’idea del regista un flashback o un sogno. L'utilizzo del bianco infatti, usato (e non sempre) per dare un indicazione geografica
   mette lo spettatore sul chi va là, sembra avere un significato
   simbolico, invece è solo una scelta fotografica, peraltro poco azzeccata.
   
   “Quest’isola è un gigantesco coperchio, non poggia su nulla, è tutta fatta di buchi, e quando c’è la tempesta, gli abitanti hanno il mal di mare e non sanno il perché”. Queste le prime parole che sente Lucia quando arriva sull’isola, mentre scappa dalla probabile tragedia che ha colpito il suo fidanzato. Nell’ ultima telefonata fatta con lui, si convince che qui scoprirà i veri motivi della crisi che ha colpito la loro relazione.
   Da qui il film è una serie di flashback, dai quali risulta incomprensibile separare i brani narrativi del romanzo che Lorenzo sta scrivendo dai fatti di vita vissuta. La trama inizia a sciogliersi: Lorenzo scopre di essere un papà e cercando di conoscere la figlia si trova immischiato in una relazione con la sua baby sitter che lo turberà quasi fino a renderlo pazzo.
   Fino a qui il regista ha svolto il suo compito come il migliore degli Almodovar, a parte le marachelle da camera da letto. Da questo punto inizia una parabola grottesca di assassinii, peni giganteschi e trattazioni filosofiche su di essi, ed un insieme di riferimenti simbolici decisamente forzati, fino al finale a sorpresa.
   
   Paz Vega, astro nascente del cinema spagnolo, è bellissima e spesso così come mamma l’ha fatta. Forse troppo spesso. Le scene di sesso durante tutto il primo tempo sono addirittura superflue rispetto all’economia della storia.
   
Nasce allora il dubbio che il titolo del film sia stato scelto solo per catturare l’attenzione sulle pagine dei giornali.
   
   Un bel film se, come dice il regista nell’intervista, “si ferma la mente,
   per lasciarsi trasportare dalla corrente delle emozioni”. Per chi non si pone troppe domande e non ci pensa più appena partono i titoli di coda è sicuramente un modo emozionante di passare poco più di un paio d’ore.
   

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Anno 8 - n. 15 - 01/08/10