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Scripta manentdi Fabia Abati
The hours

Titolo originale: The hours
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare; tratto dal libro “Le ore” (ed. Longanesi) di Michael Cunningham, premio Pulitzer 1998
Fotografia: Seamus Mc. Garvey
Montaggio: Peter Boyle
Musica: Philip Glass
Interpreti principali: Nicole Kidman; Julianne Moore; Maryl Streep; Ed Harris
Produzione: Miramax Films, Scott Rudin Production
Distribuzione: Buena Vista International
Origine : USA 2002
Durata: 114'
colore


   1923: Virginia Woolf sta scrivendo il romanzo Mrs. Dalloway, affrontando contemporaneamente una crisi depressiva. 1949: Laura, casalinga frustrata dagli obblighi familiari e sociali, contempla la possibilità del suicidio leggendo il libro della Woolf. 2000: Clarissa sta organizzando una festa per Richard, amico ed ex-compagno, che ha ricevuto un importante riconoscimento letterario. Lui la chiama affettuosamente Mrs. Dalloway. Tre storie e tre donne diverse per lo stesso bivio fra la vita e la morte.

   La giornata di Laura e Clarissa è appena iniziata, ricalcando le azioni di Mrs. Dalloway. L’incipit porta in sé la sua stessa fine, come l’attimo in cui si capovolge la clessidra segna il countdown verso l’istante in cui la sabbia cesserà di scorrere. Le ore di questa giornata scadranno, ma nell’arco di tempo finito che portano con sé si aprono delle falle che permettono l’invasione di un’altra dimensione temporale, dai confini più ampi.
   
   L’intenzione della Woolf di “raccontare l’intera vita di una donna in un giorno e in un giorno tutta la sua vita” dilata le ore anguste di una giornata. Le tre giornate raccontate sono cruciali per una vita intera (anzi, per più vite); hanno radici che affondano negli anni precedenti e frutti che matureranno negli anni a venire. Le singole storie di Virginia, Laura e Clarissa sono legate in un’unica vicenda da un filo rosso, e in questo modo ciascuna storia prolunga le altre nel passato e nel futuro. Il montaggio parallelo costruisce un gioco di specchi temporali (forse a volte troppo insistito e macchinoso) che lascia trapelare un’unica matrice di eventi –l’avvento e il superamento di una crisi- declinata in tre maniere differenti. La stessa storia si ripete, perpetuandosi negli anni e diventando al contempo atemporale e universale, poiché si stacca da un solo contesto per rivivere in molti.
   
   La dilatazione delle ore negli anni e nell’atemporalità non sarebbe possibile senza la scrittura. La parola scritta prolunga la vita dei personaggi che racconta e dello scrittore che l’ha formulata. Virginia è fortunata, come dice la sorella Vanessa, perché vive due vite: la propria e quella dei suoi personaggi. Mrs. Dalloway, una volta concepita, rivivrà in Laura e in Clarissa, in una sorta di reincarnazione, e questa possibilità le sarà offerta ad ogni lettura.
   La scrittura consacra all’immortalità lo scrittore (che a questo punto non teme più la morte fisica) e i personaggi narrati. Non solo: essa è portatrice di un messaggio di vita: Laura non sceglierà il suicidio forse incoraggiata dalla lettura di Mrs. Dalloway . Forse la scrittura solo raramente sa raccontare l’intera vita di una donna, certo potrà darle una nuova vita.
   

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Anno 8 - n. 3 - 09/02/10