

|
|
 | in sala | |
 |
| Amore e morte con tanta ironia | di Claudia Triolo
| | La mia vita a Garden State |
 | Titolo originale: Garden State Regia: Zach Braff Sceneggiatura: Zach Braff Fotografia: Lawrence Sher Montaggio: Myron I. Kerstein Musica: Chad Fisher Interpreti principali: Zach Braff, Natalie Portman, Ian Holme Produzione: Large’s ark production, Jersey Films, Camelot Pictures, Double feature films Distribuzione: Buena Vista International Italia Origine : U.S.A., 2004 Durata: 102 min. colore
| |
Andrew, un ragazzo ormai sulla soglia dei trent’anni, torna a casa per la morte della madre dopo otto anni di assenza. Si rende ben presto conto di dover affrontare i fantasmi del passato per poter vivere con serenità.
Negli Stati Uniti ogni stato ha un soprannome, un nickname. Alcuni soprannomi sono estremamente banali, altri un po’ misteriosi o divertenti. La California è il Golden State, la Florida è il Sunshine State, le Hawaii sono l’Aloha State. Il New Jersey è lo stato dei giardini. Giardini di morte, cimiteri.
La mia vita a Garden State si apre con l’immagine di un’agonia, lenta e angosciosa. Il protagonista, Andrew, è disteso in un letto dalle lenzuola bianche, anche la stanza in cui il letto si trova sembra asettica, assomiglia alla stanza di un ospedale (o di un obitorio).
Il film racconta il risveglio del ragazzo dallo “stato comatoso” in cui si trova sin dall’infanzia. Un alone di morte circonda tutta la prima parte del film. Tornando a “casa” Steve trova gli amici di un tempo invecchiati, affronta situazioni che sono deprimenti quando non tragiche (nel caso dei funerali) con un’apparente totale apatia.
Le immagini sottolineano che Andrew prende le distanze dalle situazioni paradossali e surreali in cui si ritrova, il suo sguardo è lucido, ma egli sembra non avere alcun tipo di reazione, né a livello di sentimenti, né in forma di azioni.
Numerose sono le volte in cui la mdp inquadra i luoghi dell’azione dall’alto, come se ispezionasse le situazioni di un esperimento di laboratorio. Significativa, a questo proposito, la scena in cui Andrew è all’ospedale per fare la tac, qui il suo corpo nudo ripreso dall’alto, è pieno di scritte che ci ricordano (in maniera ironica) la sua confusione mentale, ma anche i disegni che si tracciano su un corpo inerte prima di farne l’autopsia. Il film mantiene comunque un tono divertente, la feroce ironia del regista si abbatte su tutto e tutti. Non risparmia neanche il “sacro” funerale della madre del protagonista.
Il protagonista riesce ad uscire della stato di vegetale in cui sitrova grazie (guardacaso) all’amore. Tanto la prima parte del film ci tocca con le risate amare che ci fa fare, tanto la seconda ci annoia con la storia d’amore tra Andrew e Sam. Il film perde tutta la sua carica nella risoluzione della storia, si smorza pian piano, senza riucire a recuperare la sottile, coraggiosa lucidità e l’atmosfera melanconica dell’inizio.
Curiosità
Il regista e protagonista Zach Braff è protagonista della serie tv del 2001 Scrubs, nella parte del Dr. John 'J.D.' Dorian. Per il prossimo anno ha già annunciato l'uscita del suo terzo lungometraggio dietro la macchina da presa, Andrew Henry's Meadow.
Filmografia
• La mia vita a Garden State (2004)
Sito ufficiale |
Home > in sala |