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Semaforo rosso per il cinema d’oltralpedi Ciro Andreotti
Luci nella notte

Titolo originale: Feux rouges
Regia: Cédric Kahn
Sceneggiatura: Cédric Kahn, Laurence Ferreira Barbosa, Gilles Marchand, dal romanzo di Georges Simenon
Fotografia: Patrick Blossier
Montaggio: Yann Dedet
Musica: Claude Debussy
Interpreti principali: Jean-Pierre Darroussin, Carole Bouquet, Vincent Deniard, Carline Paul, Jean-Pierre Gos
Produzione: Alicéléo, France 3 Cinéma, Gimages
Distribuzione: Bim
Origine : Francia, 2004
Durata: 105'
Colore


   Antoine, impiegato in un assicurazione, e sua moglie Hélène, avvocato di successo, sono in procinto di partire per il sud della Francia per riprendere i figli in vacanza in colonia. Antoine è un uomo dedito all’alcool, Hélène completamente assorbita dal proprio lavoro. I lunghi anni di silenzio nei quali è scivolato il loro rapporto li farà separare. Hélène, allontanatasi dall’auto senza avvertire il marito, proseguirà in treno il proprio viaggio. Antoine, comincerà una corsa notturna lungo le strade provinciali alla ricerca della moglie. Nel mentre, radio e telegiornali narrano dell’evasione di un pericoloso criminale.

   
Cédric Kahn non riesce a capitalizzare quel che di buono era stato fatto nel suo precedente lavoro, Roberto Succo (id., 2000). Il risultato finale diviene un triste affresco famigliare cui nemmeno la bellezza di Carol Bouquet riesce a dare un minimo di lustro, distogliendo lo spettatore da una serie di interpretazioni monocorde.
   Una sceneggiatura stanca e logora, tratta da una rielaborazione di un racconto omonimo di Georges Simenon, padre del commissario Maigret. Una sceneggiatura cui lo stesso Kahn ha infelicemente contribuito, che fa scivolare lo spettatore nel limbo cui è relegata la vita di una normalissima coppia medio borghese residente nella capitale francese.

   
   Anni di incomprensioni, di presumibili litigi covati nel silenzio di una vita coniugale scandita dalle consuetudini cui si ancorano le vite di persone a noi vicine e, spesso, di noi stessi: il lavoro, la vita con i figli, le vacanze trascorse ogni anno nei medesimi luoghi, l’alcool, o il lavoro, quali banali vie di fuga.
   Il risultato che si ottiene è però una formula senza pathos né interesse. Che solo in un finale liberatorio si riscatta, parzialmente, dalla piattezza nella quale era scivolata sin dall’inizio: ma sarà poi possibile ricuperare anni di dissapori in così breve tempo?

   
   Una serie di dialoghi stereotipati, banali, stanchi o dotati di eccessiva ovvietà, le riprese in soggettiva della strada, solcata a tutta velocità dall’auto guidata da Antoine, interpretato da un Jean-Pierre Darroussin qui al proprio minimo storico, che stridono brutalmente con la lentezza nel quale la stessa pellicola, non solo la vita dei coniugi Darroussin e Bouquet, è scivolata, completando il quadro di un film del quale, se non s’era capito, sconsigliamo la visione.
   
   Curiosità
   Il film è stato presentato in concorso al 54° Festival del Cinema di Berlino e ha ricevuto una nomination agli Independent Spirit Awards.
   
   Filmografia
   • Luci nella notte (2004)
   • Roberto Succo (2000)
   • Trop de bonheur (1994)
   • La noia (1998)
   • Il bar dei binari (1991)


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Anno 8 - n. 3 - 09/02/10