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| Eroi, supereroi, antieroi | di Fabia Abati
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 | Regia: Chris Wedge, Carlos Saldanha Sceneggiatura: Lowell Ganz, Babaloo Mandel Montaggio: John Carnochan Musica: John Powell Interpreti principali: DJ Francesco, Alessia Amendola, Carlo Valli (voci) Produzione: Blue Skies Studios, Fox Animation Studios Distribuzione: 20th Century Fox Origine : Usa, 2005 Durata: 100’ Colore
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Rodney è un robottino fatto con pezzi di seconda mano che sogna di diventare inventore. Quale delusione, però, scoprire che la grande Bigweld Industries di Robot City, azienda in cui si producono invenzioni per migliorare la vita, non lascia spazio ai giovani inventori come invece promette. Insieme agli amici Rusties, robot di strada, Rodney decide di liberare Bigweld, il buon capo della Bigweld Industries, scalzato dal malvagio Ratchet.
Dopo Shrek (id., Andrew Adamson, Vicky Jenson, 2000) e Gli Incredibili (id., Brad Bird, 2004), con Robots il cinema d’animazione torna a ragionare sulla figura dell’eroe. Non stupisce che sia proprio l’animazione a riflettere su questo tema: ambito cinematografico in cui più di altri si ricorre al fiabesco e a modelli di storia-archetipo, è naturalmente portato a osservare il protagonista primario: l’eroe.
Shrek ha dimostrato anche la capacità del cinema d’animazione di sperimentare sulle proprie strutture, realizzando un’anti-fiaba, il cui protagonista non poteva che essere un anti-eroe: un orco brutto, misantropo e grasso. L’ingegnosità del meccanismo di Shrek sta nel far parteggiare lo spettatore per l’orco cattivo, e nel celebrare il mancato scioglimento dell’incantesimo come un autentico happy ending, il tutto all’insegna di un’ironia che sfiora la farsa, e che in Shrek 2 (id., Andrew Adamson, Kelly Asbury, Conrad Vernon, 2004) si riafferma come satira della società hollywoodiana.
A confronto di questa tesi Gli Incredibili propone una teoria opposta: l’eroe è colui che è dotato di superpoteri, e la natura gli conferisce la capacità e il dovere di salvare gli altri. Di pari passo è inutile per il supereroe rifiutare il proprio ruolo, così come è scorretto da parte della società chiedergli di accantonarlo. Non è difficile ricollegare questa affermazione a Spiderman 2 (id., Sam Raimi, 2004) , film che è oltretutto esplicitamente citato dagli Incredibili. Probabilmente sarebbe semplicistico attribuire il passaggio da una tesi tanto sovversiva a una tanto reazionaria unicamente agli eventi dell’11 settembre, tuttavia l’associazione risulta pressoché inevitabile.
In questo contesto Robots racconta la più classica delle storie hollywoodiane: il compimento del sogno americano. Rodney, robottino assemblato con pezzi di scarto, raggiungerà il traguardo prefissato contando solo sulle proprie forze. Il pregio di Robots è racchiuso nel tentativo di condurre un discorso sociale che prende le parti di chi è nato sfavorito, accusando quei privilegiati che vogliono conservare il proprio potere. Il difetto è che muta questa buona morale in una sentenza buonista, diluendola in una storia prevedibile e condendola di slogan facili (“Risolvere i bisogni degli altri”). Non c’è complessità in Robots, tutto è appiattito: i buoni e i cattivi sono opposti in maniera manichea, rendendo semplicistico il modesto tentativo di critica sociale. E l’impianto della sceneggiatura corrisponde a quello visivo: un’animazione tecnicamente raffinata e capace di definire i dettagli di ogni materiale che compone gli amici robot, ma priva di vera innovazione visiva e poetica. Quella che rende il cinema d’animazione davvero in grado di stupire.
Curiosità
La sfida fra i rapper doppiatori DJ Francesco e Tiziano Ferro dà ragione finora a quest'ultimo. Chi sarà il prossimo a farsi avanti?
Filmografia
• Robots (2005)
• L'era glaciale (2002)
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