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 | in sala | |
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| Il grande cielo nella caverna oscura del cinema | di Giuseppe Carrieri
| | The aviator |
 | Regia: Martin Scorsese Sceneggiatura: John Logan Fotografia: Robert Richardson Montaggio: Thelma Schoonmaker Musica: Howard Shore Interpreti principali: Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, John C. Reilly, Kate Beckinsale, Jude Law, Adam Scott, Kelli Garner, Gwen Stefani, Alec Baldwin, Danny Huston, Matt Ross, Ian Holm, Alan Alda, Brent Spiner, Sam Hennings, Willem Dafoe Produzione: Warner Bros., Miramax Films, Initial Entertainment Group, Forward Pass, Appian Way, Cappa Productions, IMF Internationale Medien und Film GmbH & Co. Distribuzione: 01 Distribuzione Origine : Usa / Giappone / Germania, 2004 Durata: 169' Colore
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Howard Hughes è un ricco, superbo e affascinante magnate con una sfrenata passione per gli aerei, per il cinema e le dive più prestigiose che ne fanno parte.
Non lesinando mai in investimenti e nonostante notevoli sperperi l’uomo con la sua ambizione e la sua scaltrezza diventa uno degli uomini più potenti d’America.
Ma qualcosa che agisce proprio dentro di lui sembra essere il nemico più difficile da sconfiggere…
Un taxista che invoca la redenzione universale nel suo calvario di “everyman”, un campione di boxe che diventa beffa di se stesso cadendo in rovina, un avido gangster che retrocede nella “categoria” di uomo normale, un direttore di casinò manipolato dalla sua stessa fortuna… sono solo alcuni stereotipi della realtà dell’America sconfitta che Martin Scorsese con la sua maestria raffigurativa ha consegnato irremovibili al falsario dei nostri ricordi.
Con The Aviator si ha, però, l’impressione che il regista abbia (volutamente?) violato i codici della sua e(ste)tica, usualmente pregna di un cristianesimo rivisitato materialmente e per questo privo di ascendenze catartiche e ottimiste, ma che al contrario lascia spazio a un vuoto e asciutto pietismo che sa di muto abbandono irreparabile, di abiezione incontrastabile in cui il peccato è la vera fede da vivere.
Howard Hughes, pur vivendo le stesse contraddizioni degli stereotipi scorsesiani – nella sua lussuria e carnalità imperante accompagnate da un’infetta avidità anche superiore a quella dei personaggi già citati - pur eternamente sconfitto dalla sua incapacità di guarire la devianza permanente che c’è in lui, viene avvolto da un registro “elogiativo” (che culmina nel trionfalismo delle scene finali) – quasi mitologico - (basti pensare le cavalcate del protagonista nei cieli) che disorienta per una valutazione umana certamente discutibile.
In tal senso Orson Welles, nella situazione analoga di Quarto Potere (Citizen Kane,Orson Welles, 1941)aveva calcato maggiormente l’efferatezza del suo tono.
Al di là di tale ambiguità, va comunque sottolineato che l’opera, nella sua estensione di quasi tre ore, è di pregevolissima fattura con movimenti di macchina sontuosi e coinvolgenti, con una fotografia che ben contraddistingue le luci e le ombre del personaggio (dai flash abbaglianti della ribalta della mondanità alle ombre dell’isolamento e della schizofrenia) e con una saggia scelta dei punti di vista (dal basso, la maggior parte) che segnalano costantemente il dominio che il protagonista ritiene di avere sugli altri.
Ma soprattutto con un protagonista, Leonardo Di Caprio, che – senza eccessivi e facili camuffamenti – offre una performance splendida e prestigiosa.
Tuttavia, tramite la rappresentazione biografica di Howard Hughes, Scorsese sembra, da maestro qual è, illustrarci qualcosa che va al di là di una mera agiografia cinematografica.
Qualcosa che è direttamente cinema.
La camera oscura fuori-dentro l’immensità
Se lo spazio sconfinato del cielo prefigge la conquista, l’ambizione di un’immensità da raggiungere con la velocità e la bellezza dei propri (nuovi) corpi metallici – lo spazio della sala dove Hughes e i suoi collaboratori ri-guardano le scene e le correggono fino ad una presunta perfezione (che non sarà mai tale), lo stesso spazio oscuro dove solo il pulviscolo rarefatto dello spettro del proiettore penetra prefigura il luogo in cui quell’immensità viene drasticamente ridimensionata - tagliata e montata dallo stesso cinema e dallo stesso regista – miniaturizzandosi in quel fascio di luce nell’ombra della sala. Nell’ombra della mente di Hughes.
Difatti sarà quella stessa sala, successivamente, il luogo eletto dal magnate per isolarsi dal mondo – rappresentandosi come camera della propria interiorità – e dove vedremo l’uomo nella sua nudità integrale, diventare schermo e vestirsi come d’incanto solo delle immagini che egli stesso ha creato o ha amato – le immagini del suo illimitato essere - e in quel nuovo abito che lo rende “l’immagine pura del cinema” –quindi essenza, verità assoluta - trafiggersi del male psichico che lo attanaglia – trafiggersi proprio perché cosciente della misura finita di sé stesso – della falsità di quell’illimitatezza agognata di cui un minuscolo pulviscolo svela l’inganno, stagliandosi contro l’immensità delle nuvole.
Filmografia
• The Aviator (2004)
• The Blues: Dal Mali al Mississippi (2003)
• Gangs of New York (2002)
• Al di là della vita (1999)
• Il mio viaggio in Italia (1999)
• Kundun (1997)
• Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese (1995)
• Casino (1995)
• L'età dell'innocenza (1993)
• Cape Fear - il promontorio della paura (1991)
• Quei bravi ragazzi (1990)
• New york stories - storie di New York (1989, episodio Life Lessons)
• L'ultima tentazione di Cristo (1988)
• Il colore dei soldi (1986)
• Storie incredibili (1985, episodio Mirror, Mirror)
• Fuori orario (1985)
• Re per una notte (1983)
• Toro scatenato (1980)
• Ragazzo americano (1978)
• L'ultimo walzer (1978)
• New York, New York (1977)
• Taxi Driver (1976)
• Alice non abita più qui (1974)
• Italoamericani (1974)
• Mean Streets (1973)
• America 1929: sterminateli senza pietà (1972)
• Scene di strada 1970 (1970)
• Chi sta bussando alla mia porta? (1967)
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