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| Il coniglio dell’apocalisse | di Carlo Prevosti
| | Donnie Darko |
 | Regia: Richard Kelly Sceneggiatura: Richard Kelly Fotografia: Steven Poster Montaggio: Sam Bauer Musica: Micheal Andrews Interpreti principali: Jake Gyllenhaal, Holmes Osborne, Maggie Gyllenhaal, Patrick Swayze, Noah Wyle, Drew Barrymore Produzione: Adam Fields Productions, Flower Films, Gaylord Films, Pandora Cinema Distribuzione: Moviemax Origine : Usa, 2001 Durata: 133' Colore
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Donnie è un ragazzo come tanti, soffre di sonnambulismo e i suoi sogni sono infestati di conigli giganti che gli ordinano di compiere atti malvagi e gli rivelano che la fine del mondo è ormai prossima. Alle prese con affetti in crisi e una famiglia degna di un incubo di David Lynch, accetta la posizione di cavaliere dell’apocalisse in attesa che la fine si avvicini.
Donnie Darko è un film indefinibile. Difficile raccontarne la trama, densa di incubi e deliri, da un coniglio portatore di sventura a un motore di aereo che piomba inspiegabilmente dal cielo. Impossibile contestualizzare questo film in un genere, non è un horror ma ne ha l’atmosfera, non è un film adolescenziale ma ne sviluppa i temi, non è una commedia ma accenna un vago sorriso ironico. È un film quasi metafisico, tendenzialmente metaforico, sicuramente autobiografico. Non a caso Richard Kelly, alla prima regia, ai tempi venticinquenne ha infuso nelle quasi due ore del film sentori e umori che solo chi ne vive veramente le sensazioni è in grado di trasmettere a un’intera generazione di coetanei. Questa è probabilmente la spiegazione più ovvia al coro di pareri negativi che la stampa americana ha esposto al momento del lancio del film, ma come è ovvio pensare, le voci, almeno quelle reputate più autorevoli, non sono certo quelle di giornalisti coetanei al pubblico di riferimento. Il sessantotto ha insegnato che le giovani generazioni eleggono i propri miti autocelebrandoli, senza che nessuno glieli imponga (era successo negli anni novanta con Il corvo - The crow, Alex Proyas, 1994 - e il suo “non può piovere per sempre”… reattori?).
Donnie Darko è un film che affascina, che strega, che anticipa i tempi, ma che è, soprattutto, capace di trasporre nello spettatore la sensazione di mancanza di certezze e di spaesamento tipica della condizione di un giovane adulto, troppo grande per credere alle favole, troppo immaturo per inventarne di nuove. Forse per questo motivo si sono sprecati i paragoni con Tim Burton, profeta dell’incompletezza e del impossibilità di trovare il proprio spazio nella vita, ma scomodare nomi così famosi (anche Lynch è stato chiamato in causa) è, forse, pretestuoso e fuorviante.
Donnie Darko è un film terapeutico, capace di strizzare le viscere e far uscire lo spettatore dalla sala sollevato, ma con un profondo senso di angoscia di chi si è reso conto che le proprie paure possono essere generalizzate e condivise con altre persone, con la certezza che mal comune non significa univocamente mezzo gaudio.
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