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Love the Beast di Eric Bana Forse non tutti sanno che Eric Bana, oltre che il protagonista di film come Hulk e Munich, è anche un grandissimo appassionato di auto d’epoca. È lui stesso a raccontare questa sua particolarità con un esordio alla regia che è un ritratto archetipico del maschio australiano.
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The Cove di Louie Psihoyos Richard O’Barry, da celebre addestratore ad attivista a favore dei diritti degli animali in una ,issione impossibile per salvare migliaia di delfini da una caccia spietata in una piccola baia giapponese. Un documentario che è quasi un film d'azione per stomaci forti.
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The September Issue di R.J. Cutler Per chi non è troppo appassionato di moda, Anna Wintour è il personaggio che ha ispirato Il diavolo veste Prada. Per chi lo è, si tratta della primadonna assoluta di quel campo. R.J. Cutler la segue per documentare l'edizione dei record di Vogue, il mensile di cui è direttrice.
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Idiots and Angels di Bill Plympton L’ultimo lungometraggio dell’indipendentissimo Bill Plympton è una parabola a lieto fine ma dal retrogusto amaro che racconta una storia di peccato e redenzione. Narrata tenacemente a mano, disegno per disegno, nel monocromo del grigio.
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Hunger di Steve McQueen Uno straordinario ritratto di un uomo e della sua fine, scritto e diretto da uno dei maestri della videoarte inglese. Duro e agghiacciante, ma da non perdere.
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FAQ About Time Travel di Gareth Carrivick E’ possibile raccontare una storia di fantascienza ambientando il racconto quasi esclusivamente all’interno di un pub londinese, senza praticamente utilizzare i classici effetti speciali mirabolanti caratteristici del genere e ironizzando in modo intelligente sui canoni e gli stereotipi del mondo sci-fi?
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The Fall di Tarsem Singh La seconda regia di Tarsem Singh (dopo The Cell), regista indiano famoso soprattutto per videoclip e spot pubblicitari. Un film fatto di riprese mozzafiato, messe al servizio di una storia affascinante resa efficace dalle magnifiche interpretazioni dei protagonisti, che mantengono un perfetto equilibrio tra le due linee narrative, quella realistica e quella fantastica.
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The Nines di John August Già collaboratore di Tim Burton, lo sceneggiatore John August debutta alla regia di un lungometraggio con il dramma The Nines, con vaghi echi fantasy, fantascientifici e onirici. Ottima prova d'attore per Ryan Reynolds in un triplo ruolo che non si dimentica.
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This Is Spinal Tap di Rob Reiner Un disperso d'annata, il primo falso rockumentary. Rob Reiner racconta lo strampalato tour di una rock band. Peccato che questa non esista.
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Football Factory di Nick Love Un film sul fenomeno degli hooligans che è anche chiaramente un omaggio a Trainspotting. Tanta musica e tante botte per un film ben diretto che non certa troppo approfondimento sociologico.
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Away We Go di Sam Mendes Il quinto film di Sam Mendes è un road movie di formazione sulla maternità, in grado di far sorridere ma anche riflettere su un tema per niente semplice. Un disperso che fortunatamente riusciremo a vedere al cinema.
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Shrink di Jonas Pate Un cast ispirato per una sceneggiatura a volte superficiale in un buon film indipendente che si diverte a ironizzare con serietà sulle star di Hollywood. Con Kevin Spacey e Robin Williams.
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Mary and Max di Adam Elliot Uno straordinario film sull’amicizia a distanza tra una bambina e un uomo con problemi mentali. Tante emozioni, temi importanti e una grande tecnica d’animazione.
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Nocturna Artificialia di Stephen e Timothy Quay Recuperiamo un disperso d'annata, il primo film dei fratelli Quay a trent'anni dall'uscita.
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Killer Movie di Jeff Fisher Un film per appassionati del genere slasher, che in questo caso si mescola con le regole da reality show. Niente di nuovo, ma un’ora e mezza di divertimento e pop corn.
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Superman/Batman: Public Enemies di Sam Liu Il progetto di cartoon realizzati da DC Comics, del tutto inedito in Italia, arriva a raccontare l'amicizia tra Batman e Superman, incastrato dal neopresidente Lex Luthor. Breve e divertente, ma con una sceneggiatura appena abbozzata.
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Trick ‘r Treat di Michael Dougherty Un horror perfetto per la notte di Halloween, una storia a episodi che ricorda i capisaldi del genere degli anni Ottanta ma si diverte a mescolare gli elementi. Nel cast Dylan Baker, Brian Cox e Anna Paquin.
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It's All Gone Pete Tong di Michael Dowse Attraverso un falso documentario ci arriva uno dei migliori ritratti del mondo della musica commerciale e del popolo delle discoteche. La parabola discendente di un uomo che trova un motivo di rivalsa proprio nel suo dramma peggiore.
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Absurdistan di Veit Helmer Un film che già dal titolo gioca con l’assurdo, raccontando una fiaba d’amore in una terra che non c’è. Divertente e ben fatto, anche se a volte un po’ stucchevole.
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Grey Gardens di Michael Sucsy Un biopic su due donne, madre e figlia, la cui vita è legata a una vecchia casa, dagli esordi pieni di sogni alla vecchiaia decadente. Dopo una lenta partenza, si fa molto interessante e ben girato, con due grandi interpretazioni di Jessica Lange e Drew Barrymore.
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Punk: Attitude di Don Letts Un documentario sull’epopea punk raccontato da chi l’ha vissuta, negli anni Settanta. Un’ascesa e un declino rapidissimi per un genere che rivoluzionò per sempre la musica.
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Wendy and Lucy di Kelly Reichardt Una piccola lezione di cinema indipendente che, con un occhio al neorealismo, racconta una ordinaria storia di povertà. Bravissima la protagonista, Michelle Williams.
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Searching for the Wrong-Eyed Jesus di Andrew Douglas Un documentario che è un percorso onirico, un sogno ad occhi aperti tra gli stati del sud degli Usa alla ricerca della spiritualità e della musica di quei luoghi.
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Summer di Kenneth Glenaan Un esempio di cinema sociale inglese, alla Loach o Meadows, che però gioca con strutture più complesse come il flashback o la colonna sonora portante.
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Kabluey di Scott Prendergast Una tipica commedia indipendente americana popolata da loser che diventa improvvisamente imprevedibile grazie alla presenza di un pupazzone blu. Divertente e malinconica al tempo stesso, con una stupenda colonna sonora.
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Run, Fat Boy, Run di David Schwimmer Simon Pegg si cimenta sui 42,195 chilometri della maratona per una commedia romantica in puro stile British. In una Londra da cartolina le prove d’amore e d’amicizia passano attraverso i ponti sul Tamigi per poi arrivare alla Cattedrale di Sant Paul.
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Ten Inch Hero di David Mackay Una commedia semplice e delicata che potrebbe in ogni momento scivolare nel banale, ma che si risolleva continuamente grazie a dialoghi sempre azzeccati e a situazioni lontane da quello che ti aspetti. Per coloro che hanno amato Mystic Pizza.
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Cashback di Sean Ellis Tra narrazione e videoarte, Cashback è un film ibrido che alterna romanticismo e comicità, sul confine tra reale e surreale. Ne esce un prodotto molto interessante, con qualche imperfezione, ma che merita di essere visto.
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Cass di Jon S. Baird Un film sul fenomeno degli hooligans durante in Gran Bretagna durante il governo Tatcher, dal punto di vista di un ragazzo di colore in un quartiere bianco di Londra. Bravi interpreti e eccellente ricostruzione dell'epoca.
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Prozac Nation di Erik Skjoldbjærg Un film ultradisperso, dal regista norvegese di Insomnia. Non è né Ragazze interrotte né Requiem for a Dream, ma racconta una storia di depressione e dipendenza facendo intravedere buone cose ma lasciando anche troppe domande insolute.
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What We Do Is a Secret di Rodger Grossman La storia maledetta di Darby Crash e dei suoi Germs, band fondamentale della scena punk californiana alla fine degli anni Settanta. Un biopic sincero e che utilizza il giusto distacco per raccontare una storia affascinante e tragica.
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Loose rope di Mehrshad Karkhani Dalla comicità slapstick all'umorismo surreale, tutti i toni della commedia. Il quasi esordiente Mershawi non abbandona la tradizione del suo paese, ma strizza l'occhio al cinema americano con una strampalata storia di allevatori e mucche che diverte e convince.
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Laila's Birthday di Rashid Masharawi Le tragedie della guerra si scontrano con le piccolezze della vita quotidiana nell'odissea comica di un taxista che ha scelto il posto sbagliato per il suo culto dell'ordine e della giustizia. Mohamed Bakri mattatore assoluto, risate garantite e un po' di buonismo finale.
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Lullaby di Natalie Haziza Natalie Haziza torna in Sudafrica alla ricerca della sua infanzia e di risposte che troverà, forse per il solo fatto di averle filmate. Documentario sui generis che ci mostra un mondo molto personale, tutto al femminile e tutto sotto l'occhio della telecamera.
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Nothing But the Truth di John Kani Il simbolo della cinematografia indipendente sudafricana John Kani trasforma i conflitti del suo paese in un melodramma familiare che vira spesso e volentieri verso la commedia. Forse il modo più efficace per rileggere senza (troppa) retorica gli ultimi vent'anni di storia.
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To See if I’m Smiling di Tamar Yarom Documentario di guerra tutto al femminile, un genere che poteva esistere solo in Israele. Ma è ben altro a impressionare in questa inchiesta che esplora la banalità della tragedia.
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Oyster Farmer di Anna Reeves Dall’Australia un piccolo e semplice film, ambientato in una comunità di allevatori di ostriche. Fanno da sfondo gli stupendi gli scenari naturali del Hawkesbury River.
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Babysitter Wanted di Jonas Barnes, Michael Manasseri Un horror che dal nome e dalla prima mezzora non lascia pensare a nulla di buono. Invece poi sorprende e, malgrado qualche eccesso di cliché del genere, mantiene la tensione fino alla conclusione.
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The Express di Gary Fleder Un biopic sulla storia del primo giocatore di football americano di colore a vincere il premio come migliore dell'anno. Gary Fleder lo racconta più con le partite che con i discorsi, ma fa emergere bene il clima dell'epoca.
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The King of Kong A Fistful of Quarters di Seth Gordon Il sogno americano può essere raggiunto anche con il record del mondo di uno storico videogioco degli anni Ottanta. The King of Kong è la storia di un gruppo di ex ragazzi che hanno preso terribilmente sul serio i vecchi giochi da bar che (forse) non sono mai passati di moda
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Air Guitar Nation di Alexandra Lipsitz Su Wikipedia si legge che per air guitar si intende l’atto di mimare con frenesìa il gesto di suonare la chitarra, fingendo di averne una tra le mani. Ecco un documentario ricco di ironia e di deliri musicali che ne testimonia la follia.
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Jesus Camp di Heidi Ewing, Rachel Grady Candidato agli Oscar 2007, Jesus Camp è un viaggio in un campo estivo di bambini pentescostali a cui viene insegnato come esercitare le loro doti profetiche per riportare l'America nelle mani di Cristo. Una nuova forma di guerra di religione.
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Joy Division di Grant Gee E’ la storia di una band, ma anche la storia una città, e in ultima istanza o al di sopra di tutto, la storia di un ragazzo fragile e di un artista formidabile: i Joy Division, Ian Curtis e Manchester, una delle ultime storie vere del pop, raccontata dal regista Grant Gee grazie alle testimonianze dei componenti del gruppo e di quelli che condivisero con loro quel percorso brevissimo e folgorante. Imperdibile, anche per chi non ne conosce la storia.
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Ceský Sen di Vít Klusák, Filip Remunda Il muro di Berlino ha portato libertà all'Europa dell'Est, ma anche il capitalismo selvaggio e il consumismo sfrenato che come un'epidemia è dilagato tra la gente. Due documentaristi hanno provato ad analizzare questa realtà, fingendo l'apertura di un Centro Commerciale.
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Incident at Loch Ness di Zak Penn Zak Penn e Werner Herzog giocano con la cinepresa a provocare lo spettatore. Cosa è vero? Cosa è falso? Un film che da gioco si trasforma in pura riflessione sul linguaggio del cinema e sull’etica del documentario. Un’opera inaspettata che sorprende per la sua originalità.
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Eagle vs Shark di Taika Cohen Visto in numerosi festival in giro per il mondo, tra cui Sundance e Berlino, Eagle vs Shark di Taika Cohen racconta la strana storia d’amore di due perdenti nati. Ignorato dalla distribuzione italiana, questo film neozelandese affronta i temi del diverso e della perdita, riuscendo a essere divertente e romantico.
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The Notorious Bettie Page di Mary Harron Il secondo biopic su Bettie Page è un ritratto affettuoso e rispettoso di una donna del sud degli Stati Uniti, ma anche un modo per raccontare la vita sessuale degli americani negli anni Cinquanta. L’atmosfera dei fifties, con la sua ingenuità e le sue ipocrisie, è resa in modo molto fedele.
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Rocket Science di Jeffrey Blitz Una commedia intelligente e ironica sulla formazione di un ragazzino balbuziente in un college americano. Un buon cast e una regia appassionata per uno dei migliori film indipendenti americani dell’anno.
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Chapter 27 di J.P. Schaefer Mark David Chapman è l’uomo che, nel 1980, uccise John Lennon. Il film racconta la follia dei suoi ultimi tre giorni prima dell’omicidio. Dirige l’esordiente Jarrett Schaefer, mentre protagonisti sono due giovani star che si dividono tra cinema e musica: Jared Leto (ingrassato di 20kg per l’occasione) e Lindsay Lohan.
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Smart People di Noam Murro Un tipico film da Sundance: personaggi eccentrici, dialoghi brillanti, intrecci ben strutturati. Ottime le prove di Ellen Page e Thomas Haden Church.
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An American Crime di Tommy O'Haver Ancora una volta Ellen Page protagonista di un film disperso, questa volta nel drammatico ruolo di una ragazzina torturata da una madre di famiglia. Un film interessante, ma un'occasione non completamente colta dal regista.
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Wristcutters: A Love Story di Goran Dukic Un curioso road movie che mescola esistenzialismo slavo e commedia grottesca americana, il tutto rapportato a una tematica a dir poco scabrosa come quella del suicidio. Nel cast, Tom Waitz.
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Big Nothing di Jean-Baptiste Andrea Una commedia nera senza un attimo di sosta, interpretata da David Schwimmer (Friends) e Simon Pegg (L’alba dei morti dementi). Tra Fargo e i Monty Phyton, ci si diverte di gusto.
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Shanghai Kiss di Kern Konwiser, David Ren Un film che crea troppi pregiudizi con la locandina e il titolo, ma che in realtà è una commedia sentimentale ben realizzata, tra Woody Allen e Lost in Translation, scritta da David Ren, un esordiente che promette bene.
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Bury My Heart at Wounded Knee di Yves Simoneau La HBO sforna un polpettone storico incentrato sulle vicende che contrapposero i nativi americani e il governo degli Stati Uniti tra il 1876 e il 1890. Genocidio, assimilazioni forzate, espropri dalle riserve riconosciute: si vuole aprire uno squarcio su vicende di solito taciute. Ma la piattezza da prodotto televisivo alla fine si fa sentire.
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32 di Michele Pastrello Un piccolo horror veneto che stringe l'occhio ai b-movies americani e al cinema giapponese. Tutto per ricordare la tremenda situazione ambientale attorno alla tangenziale di Mestre.
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Pathology di Marc Schoelermann Una pellicola per stomaci forti con un cast da serie tv. A metà tra il thriller e l'horror, che può trovare sicuramente estimatori.
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The Tracey Fragments di Bruce McDonald Un film interamente girato in split screen e premiato nei festival di mezzo mondo. Ellen Page, la giovane interprete di Juno, è un’adolescente alle prese con una famiglia disagiata e con la scomparsa del più giovane fratello, per un’opera vera e sincera che sfrutta il linguaggio per mostrare il disagio di una generazione.
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Penelope di Mark Palansky Una favola contemporanea ‘like no other’ in cui l’ironia è la vera protagonista: tra una fanciulla con il naso da maialino, una maledizione da spezzare e un principe azzurro latitante, Mark Palansky - qui alla sua prima regia cinematografica – ci regala una commedia fantastica che fa pensare a Tim Burton.
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This is England di Shane Meadows Uno straordinario esempio di cinema sociale sulla realtà degli skinhead nell'Inghilterra dei primi anni Ottanta. Un periodo meno lontano di quanto possa sembrare.
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Diary of the Dead di George A. Romero Ennesimo capolavoro di George Romero dedicato agli zombie che questa volta interpretano la deriva della società della comunicazione. Un mockumentary lucido e pauroso che ci mostra la morte della morte e un’umanità che ha perso la direzione.
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Primer di Shane Carruth Che cosa succederebbe se scoprissi di aver inventato una macchina del tempo che funziona davvero? Shane Carruth scrive, dirige, monta, musica e produce un film sulla coscienza di sé e sul tempo. Un piccolo film indipendente, mai uscito in Italia e vincitore del gran premio della giuria al Sundance Festival 2004.
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The Glow of White Women di Yunus Vally Il documentario di Yunus Vally tratta l'apartheid da un punto di vista insolito. Una delle opere piú apprezzate al Festival del Cinema Africano di Milano.
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Faat Kiné di Ousmane Sembène Un grande esempio di cinema africano diretto dal regista Ousmane Sembène con un tocco leggero e divertito ma anche straordinariamente vero.
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Africa Paradis di Sylvestre Amoussou Stati Uniti d’Africa, 2033. L’Europa e l’America sono devastati da guerre e carestie. Milioni di profughi tentano in ogni modo di raggiungere l’Africa, il nuovo paradiso. Il primo lungometraggio di Sylvestre Amoussou, vincitore del Festival di Verona, riesce a farci riflettere sul problema dell’immigrazione con un sorriso.
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Il va pleuvoir sur Conakry di Cheick Fantamady Camara La storia d’amore di Bibi e Kesso, sullo sfondo di un’Africa lanciata verso il futuro, ma ancora troppo legata alle tradizioni. Un film toccante, critico nei confronti del potere e di chi sfrutta l’ignoranza della gente. Dopo il premio del pubblico al Fespaco 2007, il regista ottiene ancora i favori delle sale al Festival di Verona.
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Indigènes di Rachid Bouchareb Francia 1944. L’esercito ha bisogno di uomini per fronteggiare l’occupazione nazista. Dalle colonie africane si reclutano le forze necessarie alla vittoria finale. Il regista Bouchareb sceglie di ripercorrere e fare luce su un fenomeno storico ormai dimenticato.
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Tartina City di Issa Serge Coelo Una testimonianza del terribile regime di Hisséne Habré, dittatore che ha governato il Ciad dal 1982 al 1990. Violenze e torture nelle carceri di N’djamena, controllate dal pazzo colonnello Koulbou. Un film coraggioso, un urlo contro qualsiasi oltraggio alla democrazia.
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Teosofia di Nemo (Michele Vaccari), Joe Menarca (Lucio Basadonne) È possibile realizzare un ottimo prodotto di stampo cinematografico con un budget di circa quattrocento euro? Prima che cominciate a sbellicarvi dalle risate perdendo tutto l’interesse per questo articolo, vi rispondo io in modo estremamente diretto e conciso: sì, è possibile.
Lo hanno dimostrato due loschi figuri che rispondono agli pseudonimi di Nemo e Joe Menarca, confezionando Teosofia, un mediometraggio autoprodotto che dovrebbe farci bisbigliare al miracolo (gridare forse è eccessivo).
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Via Varsavia di Emiliano Cribari Un piccolo film italiano che evita le soluzioni facili e intreccia la messa in scena teatrale con scampoli di vita vissuta. Il secondo film di Emiliano Cribari è un film che si fa più rispettare che amare. Una prova convincente ma non risolutiva.
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Barakat! di Djamila Sahraoui Algeria anni novanta. Il ricordo della guerra di decolonizzazione vive ancora nel Paese, destabilizzato dal fanatismo religioso. Il primo lavoro della regista algerina Sahraoui analizza tre generazioni differenti per portare un messaggio di speranza.
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L’appel des arènes di Cheikh Ndiaye Uno sguardo sulla lotta senegalese, lo sport più praticato nel paese, più popolare del calcio. Una riflessione sull’importanza della tradizione, nello sport e nella vita. La chiave di lettura per un possibile sviluppo dell’Africa intera.
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Radice quadrata di tre di Lorenzo Bianchini Arriva dal Friuli – anche se in forte ritardo qui “nel continente” – una delle novità più interessanti del giovane cinema italiano: dimenticate amore, vacanze e retorica tricolore, e preparatevi a un tuffo in un orrore delirante degno – in proporzione tecnica e di mezzi – di Takashi Miike e David Lynch. Satanismo e incubi fatti in casa capaci di far balzare sulla sedia: e dietro tutto, la scuola, creatura quasi viva capace di “fagocitare” le vite di tre giovani studenti. Qualcuno ha detto Moratti?
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Il Vangelo secondo Precario di Stefano Obino Quarantamila euro di budget per una commedia italiana che riesce a uscire dai canoni pseudotelevisivi attuali. Fresca e divertente rappresentazione del mondo del lavoro, è una boccata d'aria che meriterebbe una migliore distribuzione.
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The Statement di Norman Jewison Diretto dal veterano di Hollywood Norman Jewison, The statement è tratto dal romanzo La caccia di Brian Moore (1996) ispirato alla storia di Paul Touvier, miliziano collaborazionista nella repubblica di Vichy. Graziato nel 1971 dal presidente Georges Pompidou, risultava, fino al 1994, l’unico francese condannato per crimini contro l’umanità. Il film, molto distante dai ritmi convulsi dei thriller contemporanei, ha i suoi punti di forza nello stile classico e nell’eccellente cast.
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Gerry di Gus Van Sant Van Sant sceglie di raccontare l’amicizia maschile attraverso immagini minimali, aride come il deserto americano, ma dense di fascino e di poesia. Un film rarefatto, dedicato al maestro Bela Tarr, che si ama o si odia. Primo passo del regista verso la coraggiosa svolta anti-hollywoodiana che ha contraddistinto anche i successivi film (Elephant e Last Days).
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Vital di Shinya Tsukamoto Horror, thriller o film sentimentale? Difficile classificare un'opera come Vital. L'ottavo lungometraggio di Shinya Tsukamoto è un'opera crudele che va oltre la pelle e supera la carne. Eros e Thanatos si intrecciano indagando sul corpo, testimone di verità e memoria.
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