Uncertainty

Mettete Joseph Gordon-Levitt, uno tra gli attori più bravi della nuova generazione, e l’incantevole Lynn Collins; non dimenticatevi dei registi e sceneggiatori Scott McGehee e David Siegel; non trascurate alla fotografia Rain Li, ne sentirete molto parlare in futuro, ha dato il suo contributo in Paranoid Park insieme a Cristopher Doyle; mescolate il tutto ed avrete Uncertainty.

Il film inizia con i due protagonisti sul ponte di Brooklyn, che parlano di una scelta che potrebbe condizionare la loro vita, di lì a pochi secondi lanciano una monetina e il caso fa la sua scelta. Nella sequenza successiva li si vede correre in direzioni opposte, lui a Manhattan, lei a Brooklyn (o è il contrario), ritrovandosi in due realtà parallele in cui incontreranno rispettivamente l’altra lei e l’altro lui alla fine del ponte. Iniziano così due percorsi differenti, quasi due film distinti, tra thriller e piccola storia sentimentale incentrata sulla loro quotidianità.

Un film sull’incertezza e sul caso che possono dominare le nostre vite, lasciandoci trascinare inerti, ma anche un film sulla possibilità di scelta, affidandosi sempre alle proprie forze ed alle persone che amiamo.

Ecco il trailer:

La antena

“C’era una volta una città senza voce, qualcuno aveva rubato le voci di tutti i suoi abitanti. Trascorsero molti anni e nessuno sembrava preoccuparsi del silenzio”. Con questo incipt La antena, film dell’argentino Esteban Sapir, ci catapulta in un mondo distopico e perso nell’immaginario del cinema muto.

Un film pieno di parole che scorrono sullo schermo e lo animano, in cui le uniche voci sono quelle di una donna, il cui volto è una voragine nera come la notte più oscura, e del figlio senza occhi e palpebre, che legge le labbra e gli oggetti con il palmo della mano. Una città controllata dal Signor Tv attraverso la Tv ed il cibo “Alimentos Tv” e che per continuare a detenere il potere ha bisogno anche di rubare le parole. Un film sulla lotta contro il silenzio e le dittature. Raccontato con leggerezza e classe.

Un mondo immaginario che non si allontana tanto dalla nostra realtà. Un film radicato nel nostro presente, ma anche nel cinema muto, ci sono tantissimi riferimenti che è un puro divertimento riscoprire: Murneau, Fritz Lang, Chaplin e Méliès; e infine ci sono le lacrime di ghiaccio che sono un chiaro omaggio alla fotografia di Man Ray.

Ecco il trailer:

Me and Orson Welles

Richard Linklater è un regista che nella sua carriera ha girato veramente di tutto. Dai cult sentimentali (Dal tramonto all’alba e il suo seguito), all’animazione sperimentale (Waking Life e A Scanner Darkly), dalle commedie per ragazzi (School of Rock), alla fiction d’accusa (Fast Food Nation). Dopo ben cinque produzioni realizzate tra il 2003 e il 2006, da allora non si è più affacciato nelle sale italiane. Eppure un film l’ha girato: Me and Orson Welles. Molto apprezzato dalla critica e con protagonista il teen idol Zach Efron, non è però misteriosamente mai arrivato nelle nostre sale.

Il film è ambientato nella New York del 1937, dove un giovane attore viene notato da Orson Welles, che gli assegna una parte nella famosa produzione teatrale su Giulio Cesare ambientata nell’Italia fascista. Nel frattempo il ragazzo inizierà una storia d’amore con una donna più grande di lui.

Oltre ad Efron, nel cast troviamo Christian McKay nel ruolo di Welles e Claire Danes in quello dell’amante del ragazzo. McKay, all’esordio sul grande schermo (lo vedremo nel prossimo film di Woody Allen), ha raccolto moltissimi consensi tra festival e premi negli Usa e in Inghilterra.

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Big Fan

Probabilmente vi ricorderete di The Fan, film del 1996 con Robert De Niro fan ossessionato dal suo mito del baseball. Big Fan, già dal titolo, racconta una storia simile, ma con un tono completamente diverso, che va dalla commedia iniziale per virare poi sul drammatico.

Racconta la storia di Paul, un parcheggiatore di Staten Island che si è autoproclamato il più grande tifoso al mondo dei New York Giants. Quando incontra Quantrell Bishop, il suo mito, scopre che però in realtà è una persona ben diversa da quando immaginasse. Nel frattempo un tifoso degli Eagles cerca di rubargli il trono di miglior fan di football americano e la sua famiglia inizia a stufarsi dei suoi comportamenti.

Il film è l’esordio alla regia di Robert D. Siegel, lo sceneggiatore di The Wrestler, mentre il protagonista è Patton Oswalt, che in molti ricorderanno nella serie The King of Queens. Il film è stato presentato al Sundance e Siegel ha vinto il premio come rivelazione dell’anno ai Gotham Awards, i premi del cinema indipendente Usa.

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Cold Souls

Chi ha amato un film come Eternal Sunshine of the Spotless Mind e si rifiuta di chiamarlo con l’ingannevole titolo italiano (Se mi lasci ti cancello), deve ad ogni modo ringraziare i distributori italiani che ci hanno permesso di vederlo. Un film simile, per tematiche e inventiva, come Cold Souls, infatti, continua a non vedere la luce delle sale del nostro Paese.

Il film ha come protagonista un attore, Paul Giamatti (interprete di se stesso), che è in crisi per la sua interpretazione di zio Vanya nell’omonima opera di Cechov. In preda all’ansia, decide di rivolgersi a un’azienda che promette di alleviare le sofferenze delle persone congelando le anime dei propri clienti. Ne nasce una narrazione che solca il confine fra finzione e realtà, fra assurdo e razionale, fra mentale e materiale.

Il film è l’esordio della francese Sophie Barthez, già documentarista tra Medio Oriente e Sudamerica. Presentato al Sundance, oltre a Giamatti vede anche le interpretazioni di Emily Watson e David Strathairn.

Ecco il trailer: